Stefanos Tsitsipas, ma cosa combini? Sempre peggio

Articolo di Aldo Seghedoni

Per la la prima volta dal maggio 2018 non sarà tra i primi 40 del mondo: la classifica verrà aggiornata lunedì 2 marzo.

Il livello del torneo di Dubai è decisamente elevato: basti pensare che ha già messo di fronte Stefanos Tsitsipas e Ugo Humbert. I campioni delle ultime due edizioni uno contro l’altro già ai sedicesimi di finale. Uno dei due doveva vincere, e non è stato il greco, che ha lasciato strada al francese in due soli set: 6-4, 7-5. Con questa sconfitta il finalista degli Australian Open del 2023 e del Roland Garros di due anni prima ha perso 500 punti conquistati con il titolo dell’anno scorso e precipita nelle zone basse del ranking.

C’è un numero impietoso e che descrive la caduta libera del classe 1998: per la la prima volta dalla settimana del 14 maggio 2018 non sarà tra i primi 40 del mondo quando la classifica verrà aggiornata lunedì 2 marzo. Il suo miglior ranking ATP è stato il terzo posto raggiunto il 9 agosto 2021, record assoluto per il tennis ellenico maschile e primato condiviso unicamente con la connazionale Maria Sakkarī.

È vero che Stefanos ha mostrato un leggero miglioramento nelle ultime settimane, ma questo non si è tradotto in grandi risultati. A Humbert, numero 37 del ranking e specialista delle superfici dure, è bastato un break nel decimo game per aggiudicarsi il primo set e un altro break nel decimo game del secondo set per archiviare la pratica.

Dopo molti alti e bassi, Tsitsipas è tornato ad affidarsi al padre Apostolos come allenatore. La scorsa settimana  ha provato in prima a misurarsi con la classe e la potenza di Carlos Alcaraz, cimentandosi in una sezione di allenamento con il numero 1 al mondo. Tsitsipas, che a Doha ha eliminato un altro che si deve ritrovare come Daniil Medvedev, aveva poi perso nei quarti contro Andrey Rublev, con il quale in passato era stato molto snob: aveva sostenuto che il russo avesse poche qualità per potere giocare a tennis.

Sei dei  sette titoli conquistati da Humbert sono arrivati su superfici dure.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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