Fabio Fazio polemico dopo il ko di Jannik Sinner. Ecco con chi ce l’ha

Articolo di Martino Davidi

Il conduttore televisivo ha assistito dal vivo al crollo dell'Azzurro: "E' stato uno choc"

La sconfitta di Jannik Sinner al Roland Garros, arrivata dopo il crollo improvviso quando era ad un game dalla vittoria, ha scosso tutti, anche Fabio Fazio che ha assistito dal vivo alla partita. Il conduttore televisivo in una intervista al Corriere della Sera non ha nascosto la sua amarezza e anche un po’ di stizza. “È stato uno choc. Un match senza alcun senso. Fino al 5-1 del terzo set non c’è stata storia, Sinner colpiva con una potenza unica: non lo avevo mai visto dal vivo, ero lì con Warner Bros, è stato sorprendente vederlo giocare da così vicino. È davvero un gigante. L’epilogo è stato crudele”.

Fazio, immortalato dal video di uno spettatore dopo il match, è sembrato sotto choc al termine della gara, tanto da non riuscire neanche ad alzarsi e salutare il campione: “Eravamo seduti e fradici di sudore, cotti. La temperatura era decisamente superiore ai 30 gradi. Dopodiché, mi pare evidente che gli sia successo qualcosa a livello fisico. Non mi sembrava vero. Non c’era alcuna razionalità, era proprio non-credibile. Continuavo a guardare il tabellone per essere sicuro di aver capito bene, mi pareva un brutto sogno. Fortunatamente di sera mi sono rifatto con Berrettini, ha vinto una grande partita contro Rinderknech. Ho fatto come mamma Siglinde? No no, ho guardato tutto. Ma anche nelle difficoltà, Jannik mi ha colpito: non si è ritirato e, così facendo, ha dato meriti all’avversario. Un gigantesco campione”.

Fazio non ha nascosto la sua rabbia per il collocamento della partita, e anche con chi nega il cambiamento climatico: “Ma non si può giocare a mezzogiorno con quel caldo. Perché ci si ferma per pioggia e non per il caldo? In estate nessun tennista amatoriale gioca a mezzogiorno, perché il numero 1 sì? A quell’ora farei giocare solo chi nega il cambiamento climatico…”.

L’ex conduttore Rai si è molto affezionato a Sinner: “Per due ragioni. La prima: l’ho intervistato quando aveva 19 anni, prima che diventasse il Sinner di oggi. Ho capito che questo ragazzo era più di una speranza e mi è rimasto lo spirito paterno. Potrebbe essere mio figlio. Era timido ma con negli occhi la luce che tutti gli riconoscono oggi. La seconda ragione è per la persona che è in campo: ha un sorriso per tutti, sempre composto, uno stile di gioco unico. Ha una gentilezza che sconfina nell’eleganza del gesto. Sembra un giocatore di altri tempi: un classico. Prima c’era Federer, ora c’è Sinner”.

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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