repubblica democratica del congo
Aggiornato Mer 01 Lug 2026 alle 20:04La Repubblica Democratica del Congo è stata senza dubbio una delle protagoniste più discusse e sorprendenti dei Mondiali 2026, un percorso iniziato mesi prima del calcio d’inizio tra polemiche sanitarie, minacce di esclusione e colpi di scena sul campo. Le ultime notizie sui Leopardi raccontano una storia che va ben oltre il semplice risultato sportivo.
Dal caos pre-Mondiale al campo: la RD del Congo sfida i grandi
Il cammino della nazionale congolese verso i Mondiali 2026 era stato tutt’altro che lineare. La qualificazione era arrivata agli spareggi internazionali, con la vittoria per 1-0 sulla Giamaica grazie a una rete di Tuanzebe al 100′, un risultato storico che aveva riportato i Leopardi alla fase finale della Coppa del Mondo dopo ben 52 anni di assenza, dall’edizione del 1974 quando il Paese si chiamava ancora Zaire. Un traguardo enorme, celebrato con le parole del capitano Mbemba: «Resteremo umili, con i piedi per terra e continueremo a impegnarci».
Ma prima ancora di scendere in campo, la squadra di Sébastien Desabre aveva dovuto affrontare una battaglia ben più complessa. Tra maggio e giugno 2026, un’epidemia di Ebola di ceppo Bundibugyo nella provincia di Ituri aveva messo a rischio la partecipazione stessa al torneo. La Casa Bianca, attraverso Andrew Giuliani, direttore esecutivo della Task Force per la Coppa del Mondo, aveva imposto una condizione rigidissima: l’intera delegazione avrebbe dovuto restare in una «bolla» di 21 giorni in Belgio prima di poter entrare negli Stati Uniti. Una misura che, se rispettata alla lettera, avrebbe portato il Congo ad arrivare in Nord America praticamente a ridosso della prima partita. La federazione congolese aveva risposto con fermezza, rifiutando di alterare il proprio programma di allenamenti e sottolineando come l’intera rosa fosse basata in Europa, riducendo al minimo il rischio di contagio.
In quel periodo di incertezza, si erano moltiplicati gli scenari di ripescaggio, con Nigeria, Camerun e soprattutto l’Italia — esclusa dalla Bosnia Erzegovina nei playoff europei — a osservare con interesse l’evolversi della situazione. La FIFA aveva persino valutato l’ipotesi di lasciare il girone K a sole tre squadre, ma alla fine i Leopardi erano riusciti a superare ogni ostacolo burocratico e sanitario, presentandosi regolarmente al via del torneo.
Il pareggio con il Portogallo e la notte da dimenticare contro l’Inghilterra
Una volta in campo, la Repubblica Democratica del Congo ha saputo stupire. Nella prima giornata del Gruppo K, disputata a Houston il 17 giugno, i congolesi hanno fermato sull’1-1 il Portogallo di Cristiano Ronaldo, in quello che è stato il primo punto assoluto nella storia della nazionale africana ai Mondiali. Il vantaggio lusitano era arrivato al 6′ con un colpo di testa di Joao Neves, ma nel recupero del primo tempo Wissa aveva trovato la rete del pareggio con un’altra perfetta incornata, mandando le squadre all’intervallo in parità. Nella ripresa, nonostante i cambi di Roberto Martinez — dentro Francisco Conceiçao, Rafael Leao e Gonçalo Ramos — il Portogallo non era riuscito a sfondare, con i congolesi pericolosi in contropiede. Un risultato che aveva fatto festa negli spogliatoi africani e abbassato la testa ai portoghesi.
La partita aveva generato anche un curioso episodio mediatico: la produzione televisiva italiana aveva scelto sigle non standard per le due nazionali nella grafica del punteggio, usando «Prt» e «Cng» al posto dei codici ISO ufficiali «Por» e «Cod», per evitare che l’accostamento delle sigle standard potesse generare imbarazzi e doppi sensi. Una scelta preventiva che, paradossalmente, aveva scatenato ugualmente migliaia di commenti ironici sui social.
Il cammino nei sedicesimi di finale si è però concluso con una sconfitta contro l’Inghilterra, non senza polemiche. Sul finire del primo tempo, con i congolesi avanti 1-0 grazie al gol di Brian Cipenga al 7′, l’arbitro giordano Adham Makhadmeh ha negato un calcio di rigore all’Inghilterra dopo un contatto in area tra il portiere Mpasi-Nzau e Harry Kane, mimando il gesto del tuffo. La VAR ha confermato la decisione, ma le immagini al rallentatore hanno alimentato un acceso dibattito: Kane si era lasciato andare prima del contatto, ma il portiere lo aveva effettivamente colpito alla caviglia. Un episodio borderline che ha diviso tifosi e analisti, riaccendendo il dibattito sull’uso del VAR e sulla coerenza dei protocolli arbitrali in un Mondiale dove ogni dettaglio può risultare decisivo.
Al di là dei risultati, la storia della Repubblica Democratica del Congo a questi Mondiali 2026 resterà come una delle più emblematiche dell’intera rassegna: una nazionale che ha dovuto combattere su più fronti — sanitario, diplomatico e sportivo — prima ancora di calciare un pallone, e che sul campo ha saputo regalare emozioni e sorprese, confermando come il calcio africano stia crescendo a ritmi sempre più sostenuti sulla scena mondiale.