Jamie Vardy
Aggiornato Dom 14 Giu 2026 alle 00:11L’avventura italiana di Jamie Vardy si è conclusa nel segno dell’amarezza. L’attaccante inglese, che ha scritto pagine leggendarie con il Leicester City prima di approdare alla Cremonese nell’estate del 2025, ha comunicato al club grigiorosso la propria intenzione di rescindere il contratto e ha salutato la Serie A con parole tutt’altro che tenere. Le ultime notizie lo vedono protagonista di un podcast lanciato in occasione dei Mondiali 2026, dove ha offerto una spietata analisi del calcio italiano.
Vardy contro la Serie A: “Troppo lenta e difensiva”
Nel primo episodio del suo podcast ‘Jamie Vardy’s Having A Party’, l’ex attaccante non ha usato mezzi termini. “Il calcio italiano, rispetto a quello inglese, è molto più lento — ha dichiarato —. È anche molto più difensivo, e poi gli allenamenti sono continui. Corri, corri, corri, poi ti presenti alla partita e letteralmente non c’è più nulla che tu possa dare”. Una critica diretta al metodo di lavoro dei club italiani, che secondo Vardy risulta particolarmente penalizzante per i giocatori più anziani: “Quando hai 38 o 39 anni non è il massimo, vero? Ma non vale solo per me, funziona così per tutti”. A ciò si aggiunge una frecciata alla struttura organizzativa dei club: “I direttori sportivi hanno diritto di parola su qualsiasi questione, qualcosa di assurdo”.
Eppure l’inizio dell’esperienza italiana era stato tutt’altro che deludente. Vardy aveva firmato con la Cremonese il 1° settembre 2025, portando con sé un curriculum straordinario: 500 presenze e 200 gol con il Leicester, una Premier League vinta nel 2015-2016 sotto la guida di Claudio Ranieri, una FA Cup e un Community Shield. Il suo arrivo aveva generato entusiasmo in tutta la Serie A, e le prime settimane avevano confermato le aspettative. I grigiorossi, neopromossi dalla Serie B, avevano stupito tutti battendo il Milan per 2-1 a San Siro e raccogliendo cinque risultati utili nelle prime cinque giornate, con Vardy tra i grandi protagonisti.
Dal premio di novembre al lungo digiuno: la parabola grigiorossa
Il momento più alto dell’avventura italiana di Vardy era arrivato a dicembre 2025, quando si era aggiudicato il premio EA Sports FC Player Of The Month di novembre, superando nella votazione campioni del calibro di Maignan, Lautaro Martinez e Neres. Un riconoscimento che aveva fatto il paio con gli elogi del direttore sportivo della Cremonese, Simone Giacchetta: “Non è un campione per caso. Calciatori come lui hanno qualcosa in più rispetto a tutti gli altri e non mi riferisco solo al tasso tecnico, hanno una mentalità diversa. È il primo ad arrivare agli allenamenti, non si risparmia mai, è un esempio per tutti i compagni”.
La seconda parte della stagione aveva però raccontato una storia ben diversa. Vardy si era fermato per infortunio, saltando diverse partite cruciali nel momento più delicato della corsa salvezza. Il suo ultimo gol prima del lungo digiuno risaliva all’8 gennaio, nel 2-2 contro il Cagliari. La Cremonese, nel frattempo, era scivolata in zona retrocessione, raccogliendo appena nove punti in dodici partite dopo il brillante avvio. Solo nel finale di stagione l’attaccante inglese era tornato a segnare: alla trentaseiesima giornata aveva firmato il vantaggio nel 3-0 contro il Pisa, il suo primo gol dopo quattro mesi di astinenza, in una gara che aveva tenuto in vita le speranze salvezza dei lombardi.
In totale, Vardy ha collezionato 29 presenze e 7 reti in Serie A, numeri dignitosi ma lontani dall’impatto che molti si aspettavano per l’intera stagione. L’infortunio e il calo fisico nella seconda parte del campionato hanno condizionato pesantemente il rendimento del classe 1987, che a 39 anni ha evidentemente trovato i ritmi del calcio italiano più logoranti del previsto — nonostante le sue critiche vadano proprio nella direzione opposta, puntando il dito contro un sistema che, a suo dire, esaurisce le energie dei giocatori in allenamento.
Chiude così, con un bilancio agrodolce, l’unica esperienza italiana di uno degli attaccanti più iconici della storia recente della Premier League. Un finale che lascia l’amaro in bocca sia ai tifosi della Cremonese, che avevano accolto Vardy con entusiasmo genuino, sia allo stesso giocatore, che evidentemente non ha trovato nel calcio italiano l’ambiente ideale per concludere la propria carriera nel migliore dei modi.