Altro volto noto della Serie A se la prende con il calcio italiano: Taty Castellanos, ex Lazio, sale sul treno inaugurato da Jamie Vardy.
Dopo Jamie Vardy, ecco Valentin Castellanos. Queste settimane che coincidono con l’inizio dei Mondiali 2026 stanno anche vedendo diversi calciatori approfittare della vetrina planetaria per aprirsi nei più svariati podcast. Uno di loro è l’ex attaccante della Lazio, ora al West Ham e nel frattempo salito sullo stesso treno inaugurato dall’inglese reduce dall’esperienza alla Cremonese. Ossia quello di chi, dopo averla vissuta in prima persona, demolisce la Serie A.
A dire il vero, Taty Castellanos non ha utilizzato gli stessi toni categorici e soprattutto severissimi di Vardy. Anche dal suo punto di vista, però, l’esperienza in Italia è stata motivo di frustrazione. “Giocare in Premier League è pazzesco, spettacolare. Mi sembra di essere nella NBA del calcio – ha rivelato l’ex Lazio al podcast ‘Yo Nunca Nunca’ -. Avevo già giocato nella Liga e in Serie A, ma qua è tutto diverso. Il livello è davvero altissimo”.
Il contraltare del massimo campionato inglese, quindi, diventa proprio la “solita” bistrattata Italia. “La Serie A è molto difensiva. Molto, molto difensiva. Come attaccante l’ho trovata molto pesante, da questo punto di vista. Le squadre si chiudono molto dietro, per poi ripartire in contropiede. Il gioco aperto spesso non c’è, prevale la tattica mentre la Premier League è fisica al 100%. Da attaccante mi piace molto di più, hai tantissime occasioni per segnare mentre lì massimo sono 3/4 a partita. E devi fare gol in queste quattro, o si arrabbiano”, è la ricostruzione “da ex” di Castellanos.
Il trasferimento dell’attaccante argentino alla corte degli Hammers era andato in scena lo scorso gennaio, con la Lazio che aveva incassato circa 30 milioni di euro dalla sua cessione a titolo definitivo. Una partenza che aveva fatto rumore in casa biancoceleste, tanto che Maurizio Sarri non aveva nascosto il proprio disappunto per una rosa improvvisamente depotenziata. L’addio di Castellanos, unito a quello quasi contestuale di Matteo Guendouzi, diretto al Fenerbahce per una cifra analoga, aveva lasciato il tecnico toscano con ben pochi strumenti a disposizione nella seconda parte della stagione.
Arrivato al West Ham, Castellanos aveva trovato una squadra in piena lotta per la salvezza. Gli Hammers, guidati da Nuno Espirito Santo, occupavano la zona retrocessione a febbraio, con appena tre vittorie nelle prime ventuno giornate di Premier League. L’argentino si era subito messo in mostra, andando a segno già alla sua prima presenza con la maglia londinese, contribuendo alle (comunque alterne) sorti della squadra nelle settimane successive. Un impatto immediato che, evidentemente, ha confermato la sua sensazione di trovarsi in un campionato più congeniale alle sue caratteristiche di attaccante.
Dall’altra parte, anche l’avventura di Vardy in Serie A si era conclusa con un bilancio amaro. L’attaccante inglese, che aveva vissuto un avvio di stagione straordinario con la Cremonese — vincendo persino il premio EA Sports FC Player Of The Month di novembre dopo aver contribuito alla clamorosa vittoria dei grigiorossi per 2-1 a San Siro contro il Milan — si era poi fermato per infortunio nella parte più delicata della stagione. Il suo ultimo sigillo prima di un lungo digiuno risaliva all’8 gennaio, nel 2-2 contro il Cagliari, prima del ritorno al gol alla trentaseiesima giornata contro il Pisa. Un finale agrodolce per un’esperienza che, stando alle sue stesse parole nel podcast ‘Jamie Vardy’s Having A Party’, non ha lasciato ricordi particolarmente positivi: “Il calcio italiano è molto più lento e molto più difensivo. E poi gli allenamenti sono continui: corri, corri, corri, poi ti presenti alla partita e non c’è più nulla che tu possa dare”.
Insomma, che si chiami Vardy o Castellanos, il giudizio degli stranieri sulla Serie A sembra convergere verso un denominatore comune. Il campionato italiano continua a pagare lo scotto di un’immagine legata alla tattica e alla prudenza, almeno agli occhi di chi ha poi avuto modo di confrontarla con la frenesia e la fisicità della Premier League. Un dibattito che, con ogni probabilità, non si esaurirà con i Mondiali in corso.