Tattica, ritmo e anche rapporti con la dirigenza: Jamie Vardy, che ha già detto addio alla Cremonese, non fa sconti a niente e nessuno.
Jamie Vardy è tecnicamente ancora tesserato per la Cremonese, sebbene abbia comunicato al club grigiorosso la propria intenzione di rescindere il contratto che lo lega alla società. Saluterà quindi l’Italia dopo 29 presenze e 7 reti in Serie A, ma soprattutto con un’impressione sul calcio nostrano ampiamente negativa. Lo ha affermato lui stesso senza nessun giro di parole nel podcast che ha deciso di lanciare in occasione dell’inizio dei Mondiali di calcio 2026.
La sua analisi, proposta durante il primo episodio di ‘Jamie Vardy’s Having A Party’, è spietata. “Il calcio italiano, rispetto a quello inglese, è molto più lento – ha spiegato l’eroe del Leicester dei miracoli allenato da Claudio Ranieri -. È anche molto più difensivo, e poi gli allenamenti sono continui. Corri, corri, corri, poi ti presenti alla partita e letteralmente non c’è più nulla che tu possa dare. Quando hai 38 o 39 anni non è il massimo, vero? Ma non vale solo per me, funziona così per tutti. E poi i direttori sportivi hanno diritto di parola su qualsiasi questione, qualcosa di assurdo”.
Eppure l’avventura italiana di Vardy era cominciata sotto i migliori auspici. L’attaccante inglese aveva fatto il suo ingresso nel calcio italiano nella stagione 2025-2026, contribuendo in maniera determinante alla sorprendente cavalcata della Cremonese nelle prime settimane di campionato. I grigiorossi, neopromossi dalla Serie B, avevano stupito tutti battendo il Milan per 2-1 a San Siro e raccogliendo cinque risultati utili nelle prime cinque giornate. Vardy era stato uno dei grandi protagonisti di quel periodo d’oro, tanto da aggiudicarsi il premio EA Sports FC Player Of The Month di novembre, superando nella votazione campioni del calibro di Maignan, Lautaro Martinez e Neres.
Il riconoscimento individuale aveva fatto il paio con gli elogi del direttore sportivo grigiorosso Simone Giacchetta, che in quei mesi non aveva lesinato parole di ammirazione per il veterano inglese. “Indipendentemente dal numero di gol che farà, la sua presenza non passerà inosservata – aveva dichiarato Giacchetta a ‘Radio Sportiva’ -. Il fatto che un campione del suo calibro scelga di venire da noi fa capire la sua umiltà e la sua voglia di dimostrare sempre. Calciatori come lui hanno qualcosa in più rispetto a tutti gli altri e non mi riferisco solo al tasso tecnico, hanno una mentalità diversa. È il primo ad arrivare agli allenamenti, non si risparmia mai, è un esempio per tutti i compagni”.
La seconda parte della stagione aveva però raccontato una storia ben diversa. Vardy si era fermato per infortunio, saltando diverse partite cruciali nel momento più delicato della corsa salvezza, e il suo ultimo gol prima del lungo digiuno risaliva all’8 gennaio, nel 2-2 contro il Cagliari. La Cremonese, nel frattempo, era scivolata in zona retrocessione, raccogliendo appena nove punti in dodici partite dopo il brillante avvio. Solo nel finale di stagione Vardy era tornato a segnare, mettendo a referto la rete del vantaggio nel 3-0 contro il Pisa alla trentaseiesima giornata — il suo primo gol dopo quattro mesi di astinenza — in una gara che aveva tenuto in vita le speranze salvezza dei lombardi. Un epilogo agrodolce per un’esperienza che, stando alle sue stesse parole, non ha evidentemente lasciato il segno nel modo sperato.