Quando la Svizzera non faceva paura all’Italia

Articolo di Flavio Brambilla

Il 20 ottobre 1973, allo Stadio Olimpico di Roma, Italia e Svizzera si sfidano per ottenere la qualificazione ai Mondiali del 1974 in Germania Ovest.

Il 20 ottobre 1973, allo Stadio Olimpico di Roma, Italia e Svizzera si sfidano per ottenere la qualificazione ai Mondiali del 1974 in Germania Ovest. Gli azzurri partono con grande tensione. La recente eliminazione dell’Inghilterra contro la Polonia ha dimostrato che nel calcio non esistono risultati scontati, e questo rende la squadra italiana prudente e preoccupata. Per qualificarsi, l’Italia deve vincere, mentre alla Svizzera potrebbe bastare anche un pareggio.

Nei primi minuti gli svizzeri approfittano dell’incertezza italiana e vanno vicini al gol in più occasioni. L’Italia appare lenta e poco brillante, anche perché Gianni Rivera, non al meglio fisicamente, fatica a dare ritmo alla squadra. Nonostante le difficoltà, gli azzurri passano in vantaggio grazie a un rigore assegnato per un fallo su Gigi Riva. Rivera realizza con freddezza l’1-0. Poco dopo, però, è costretto a uscire per una ferita causata da un duro intervento di Muller. Al suo posto entra Franco Causio. Nella ripresa la Svizzera si sbilancia in attacco alla ricerca del pareggio, lasciando però spazio al contropiede italiano. Gigi Riva diventa protagonista assoluto e, su calcio d’angolo battuto da Causio, segna di testa il gol del definitivo 2-0.

Nel finale l’Italia gioca con sicurezza e qualità. Causio, Mazzola, Benetti e Capello guidano una squadra finalmente brillante e convincente. Vale la pena ricordare che Romeo Benetti, in quegli stessi anni, era protagonista anche nelle sfide di club: proprio nel 1973 aveva firmato quattro gol consecutivi nei derby di Milano, una striscia rimasta nella storia del calcio italiano e eguagliata soltanto decenni dopo. Con questa vittoria gli azzurri conquistano la qualificazione ai Mondiali di Monaco 1974.

Tra i protagonisti di quella serata, Gigi Riva resta una figura leggendaria ben oltre il semplice risultato. Il bomber sardo, capace di decidere partite decisive con la sua potenza e il suo senso del gol, è rimasto nell’immaginario collettivo come uno degli eroi più puri del calcio italiano. Non è un caso che, a distanza di mezzo secolo, il suo nome venga ancora evocato come metro di paragone per i grandi campioni: il presidente della FITP Angelo Binaghi, parlando di Jannik Sinner, ha tracciato un parallelo suggestivo proprio con Riva, accomunando i due campioni per le origini umili, i valori solidi e la capacità di rappresentare un’Italia che sa fare dell’impegno quotidiano la propria dottrina.

Fabio Capello, un altro degli azzurri in campo quella sera all’Olimpico, avrebbe a sua volta lasciato un segno indelebile nel calcio italiano, prima come giocatore e poi come allenatore di grande successo. Decenni dopo quella qualificazione, il suo nome sarebbe tornato al centro del dibattito calcistico italiano: Adriano Galliani, presentando la lista dei cento candidati all’European Golden Boy a Solomeo proprio accanto a Capello, ha ricordato come il tecnico friulano avesse vinto due scudetti sul campo con la Juventus, in un intervento nel quale ha anche rilanciato il tema della crisi strutturale del calcio italiano. “Una volta eravamo un campionato di arrivo, oggi siamo un campionato di transito”, ha dichiarato Galliani, sottolineando come la distanza dai grandi club europei si misuri ormai in termini di fatturati e infrastrutture.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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