Il sogno iridato è sfumato, ma ora è diventato popolarissimo
L’arbitro Omar Artan è stato accolto come un eroe in Somalia al suo ritorno dagli Stati Uniti, dove gli è stato negato l’ingresso nel Paese per arbitrare ai Mondiali 2026, ai nastri di partenza in Nord America. Il direttore di gara somalo era stato premiato solo l’anno scorso come miglior arbitro d’Africa, ma le forze di sicurezza americane non ne hanno voluto sapere e lo hanno respinto in aeroporto.
L’amministrazione Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno negato l’ingresso ad Artan per i Mondiali a causa dei suoi legami con “sospetti membri di organizzazioni terroristiche”. Artan è stato accolto a Mogadiscio da centinaia di tifosi: “Vi prometto, se Dio vuole, che parteciperò alla prossima edizione dei Mondiali”, ha dichiarato in aeroporto.
“Voglio che il pubblico somalo trovi conforto in questo e mantenga la fiducia”, ha continuato Artan, che sarebbe stato il primo arbitro del suo paese a dirigere una gara dei Mondiali. Il direttore di gara è stato scortato dagli agenti di polizia ed è stato accolto dal Ministro della Gioventù e dello Sport somalo. “La Somalia ci appartiene, che sia in una situazione difficile o meno. Quella bandiera e quel passaporto ci appartengono. E’ compito di noi tutti difendere il nome della Somalia”.
La FIFA, che lo aveva selezionato nei mesi scorsi, ha dichiarato di non essere responsabile delle procedure di visto e ingresso nei paesi ospitanti.
Il caso Artan si inserisce in un quadro più ampio di tensioni legate alle politiche di ingresso negli Stati Uniti in vista del torneo. L’amministrazione Trump aveva sospeso i visti per 75 Paesi all’inizio dell’anno, tra cui la Somalia, e le ripercussioni sul mondo del calcio si sono moltiplicate nelle settimane precedenti al via della competizione. Tra gli episodi più clamorosi, quello che ha coinvolto l’attaccante dell’Iraq Aymen Hussein, trattenuto per sette ore in una stanza dell’aeroporto di Chicago e sottoposto a un lungo interrogatorio prima di essere autorizzato a entrare nel Paese, mentre il fotografo della sua nazionale, Talal Salah, è stato invece definitivamente respinto. Controlli rigidissimi, con metal detector e cani antidroga, hanno riguardato anche la nazionale dell’Uzbekistan, allenata dall’italiano Fabio Cannavaro, perquisita all’arrivo a New York: i video della scena sono diventati rapidamente virali.