Già al fischio d'inizio di Norvegia-Inghilterra una statistica di lunghissima data del calcio è cambiata: protagonista Jordan Pickford.
Norvegia-Inghilterra, attesissimo quarto di finale dei Mondiali di calcio 2026, ha rischiato di non cominciare nemmeno all’orario previsto: le ore 17 locali di Miami, in un sabato condizionato pesantemente dal caldo asfissiante che si è abbattuto sulla Florida. Dopo che il fischio d’inizio ha avuto luogo, però, la serata di sabato 11 luglio ha già riscritto la storia della nazionale dei Tre Leoni.
In campo tra i pali della squadra guidata in panchina da Thomas Tuchel, infatti, c’era come previsto Jordan Pickford. Per colui che dal lontano 2017 difende durante l’anno la porta dell’Everton si è però trattato di un appuntamento storico, indipendentemente dal risultato. Questo perché si tratta per lui della presenza numero 18 ai Mondiali. Nessun portiere era mai arrivato a tanto con la maglia dell’Inghilterra. Nemmeno Peter Shilton, universalmente considerato un totem oltremanica per aver giocato da titolare a Spagna ’82, Messico ’86 e Italia ’90. Tre Coppe del Mondo: le stesse del suo erede. Che però, nel frattempo, gli ha strappato il numero 1 anche in un senso molto più generale.
Le condizioni in cui si è consumato questo pezzo di storia erano tutt’altro che ideali. L’Hard Rock Stadium di Miami ha ospitato la partita sotto una temperatura percepita vicina ai 44°C, complicata dall’umidità opprimente tipica della Florida meridionale in questo periodo dell’anno. L’amministrazione comunale aveva diramato in giornata un avviso ufficiale invitando i residenti a ridurre le attività all’aperto, mentre la FIFPRO, il sindacato mondiale dei calciatori, aveva sollecitato lo spostamento di tutte le partite in caso di temperature superiori ai 28°C. Non si tratta peraltro di un caso isolato in questo torneo: a Philadelphia, in occasione degli ottavi di finale tra Francia e Paraguay, il termometro aveva già toccato i 38°C con punte percepite vicine ai 46°.
A rendere la vigilia ancora più complicata, almeno sul fronte avversario, ci aveva pensato un virus intestinale che aveva colpito diversi elementi del gruppo norvegese dopo la storica vittoria contro il Brasile. Lo stesso commissario tecnico Stale Solbakken non era al meglio e non aveva potuto nascondere il problema in conferenza stampa, con Marcus Holmgren Pedersen tra i più colpiti — tanto da partire dalla panchina. Erling Haaland, autore di sette reti nelle cinque partite disputate nel torneo, aveva invece fortunatamente evitato i sintomi.
Tuchel, dal canto suo, aveva dovuto fare i conti con due assenze pesanti. Il difensore Jarell Quansah stava scontando la seconda delle due giornate di squalifica inflittegli dalla FIFA dopo l’espulsione contro il Messico, mentre Jordan Henderson aveva scelto di restare nel ritiro della nazionale nonostante la frattura dell’avambraccio sinistro rimediata scivolando durante i festeggiamenti post-partita allo Stadio Azteca. Nonostante le defezioni, il tecnico tedesco si è affidato ancora una volta al suo undici tipo, con Harry Kane — sei reti all’attivo nel torneo prima del fischio d’inizio — a guidare l’attacco.
A complicare ulteriormente la serata inglese ci ha pensato l’arbitro Clément Turpin, fischietto francese già al centro delle polemiche in passato, che al 36′ ha lasciato correre su un possibile fallo su Kane rimasto a terra dopo un contatto con Berg: sugli sviluppi dell’azione, Schjelderup ha portato in vantaggio la Norvegia, beffando proprio Pickford nel giorno del suo record storico. Il Var ha confermato la regolarità della rete, alimentando le inevitabili discussioni. Non è la prima volta che Turpin finisce nell’occhio del ciclone in partite ad alta tensione: nel suo curriculum figurano già il fallo non sanzionato su Bennacer in Porto-Milan di Champions League 2021-22 e l’espulsione contestata di Hummels nel ritorno degli ottavi tra Athletic e Roma.