Quanto successo tra il presidente degli Stati Uniti e Giorgia Meloni sta animando il web e non solo.
C’è tensione tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e la piccata risposta della presidente del Consiglio dei ministri italiano. La stampa vicina alla politica romana si è subito schierata, in alcuni casi anche insultando il tycoon, ma ci sono risvolti ironici legati anche ai Mondiali: Joe Bassett, un blogger piuttosto seguito, ha sbeffeggiato gli Azzurri: “Perché non tornate a casa?” ha scritto, ben consapevole del fatto che la Nazionale, per la terza volta consecutiva, non si è qualificata per la fase finale della competizione iridata.
A rendere ancora più grottesca la vicenda, c’è un retroscena che ha fatto il giro del web nelle settimane precedenti l’inizio del torneo: all’esterno dello stadio Lumen Field di Seattle, che ha ospitato l’ultima partita del Gruppo G tra Egitto ed Iran, compariva la bandiera italiana e non quella dell’Iran. Nell’installazione che accoglieva i tifosi con le bandiere di tutte le nazionali partecipanti, quella iraniana era completamente assente, mentre spiccava il Tricolore italiano, con tanto di “Benvenuti”, nonostante gli Azzurri non fossero riusciti a qualificarsi. Le foto sui social avevano immediatamente scatenato la discussione, con tanti tifosi che avevano preso di mira gli organizzatori.
Il contesto di questa tensione diplomatico-sportiva affonda le radici in una vicenda scoppiata ad aprile, quando il Financial Times aveva rivelato che Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump per le partnership globali dell’amministrazione americana, aveva fatto pressing sulla FIFA affinché l’Italia venisse ripescata al posto dell’Iran. Secondo la testata britannica, l’iniziativa rappresentava anche “uno sforzo per riparare i legami fra Trump e la premier Giorgia Meloni” dopo i recenti attacchi del presidente americano al Papa in relazione alla guerra con l’Iran. Zampolli, imprenditore italiano noto negli ambienti della moda e dell’immobiliare di lusso a New York — nonché figura che negli anni ’90 aveva introdotto Melania nei circoli dell’alta società newyorkese — aveva confermato senza mezzi termini: “Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, gli Azzurri hanno il pedigree per giustificare l’inclusione”.
La proposta aveva suscitato in Italia più imbarazzo che entusiasmo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti era stato lapidario: “Oggi ho letto che l’inviato di Trump vuole ripescare l’Italia ai Mondiali: la trovo una cosa vergognosa. Io mi vergognerei”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del CONI Luciano Buonfiglio: “Innanzitutto non credo sia possibile. Seconda cosa, mi sentirei offeso: la partecipazione a un Mondiale va meritata”. Anche il giornalista Enrico Mentana aveva affidato ai social il proprio disappunto, definendo la prospettiva “squallida e ingiusta, e offensiva per la nostra storia sportiva”.
Interpellato direttamente nello Studio Ovale sulla questione, lo stesso Trump era apparso tutt’altro che coinvolto: “L’Italia al posto dell’Iran ai Mondiali? Non ci penso troppo… È una domanda interessante… Stanno pensando di rimpiazzare l’Iran? Non vogliamo penalizzare gli atleti”. Parole che avevano raffreddato ulteriormente gli entusiasmi, confermando come il pressing fosse rimasto essenzialmente un’iniziativa personale di Zampolli, che tuttavia aveva ribadito la propria fiducia: “C’è il 50% di possibilità, forse anche di più, che l’Italia venga ripescata”.