"È difficile per me parlare di Peppe in modo distaccato, perché siamo molto amici, ma convinto che il suo percorso sarà fatto di costanza e crescita continua".
In via Confalonieri 3, nel quartiere Isola, è stata inaugurata la prima Biblioteca dello Sport di Milano, dedicata a Gianni Mura, grande giornalista scomparso il 21 marzo del 2020. Si tratta di uno spazio pubblico nato per raccontare lo sport non solo come competizione, ma come fenomeno culturale, sociale e civile. Il progetto rende omaggio alla figura di Mura e, allo stesso tempo, si propone come luogo vivo e partecipato, aperto alla città e alle sue iniziative. All’inaugurazione ha partecipato un pubblico numeroso. Tra i presenti anche Bruno Cerella, ex cestista di alto livello e da anni attivo in ambito sociale. Sportal.it lo ha intervistato in esclusiva a margine dell’evento.
Quanto è importante questa biblioteca?
Credo sia molto importante per continuare a promuovere lo sport e i suoi valori. Milano è una città centrale a livello internazionale e oggi lo vediamo anche con l’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali. Conservare un patrimonio culturale sportivo, non solo attraverso la digitalizzazione ma anche tramite libri e documenti cartacei, è qualcosa di prezioso. Mi piace l’idea che questo spazio possa diventare un punto di riferimento sociale. Non solo un luogo dove si viene a leggere, ma un posto dove incontrarsi, condividere, organizzare iniziative ed eventi. Come oggi, ad esempio: è stata una festa bella, partecipata, un momento di condivisione vera.
Qual è il prossimo progetto con la tua associazione Slum Dunk?
Se mi guardo indietro, sono quasi quindici anni di storia. Ne sono felice e orgoglioso. Fin dall’inizio abbiamo scelto di usare lo sport come strumento educativo e di promozione dei valori. La nostra idea è accorciare le distanze culturali nel mondo attraverso lo sport. Per questo siamo presenti in Cambogia, in Kenya, in Zambia, in Argentina e anche in Italia. Lo sport è un linguaggio universale: anche se non parli la stessa lingua, puoi andare in un playground in qualsiasi parte del mondo e capirti. La palla e le regole del gioco sono un codice comune. Viviamo in un periodo complicato, spesso vediamo conflitti e divisioni. Noi vogliamo fare l’opposto: costruire ponti. E lo facciamo attraverso la passione, attraverso l’amore per la vita e per lo sport.
Quanto può essere importante per l’Olimpia questa Coppa Italia? Può dare una svolta alla stagione?
Penso che questa Coppa possa avere un valore molto forte per la squadra. È stata una stagione finora complicata, con alti e bassi. Hanno dimostrato quanto possono essere forti, ma in Eurolega è mancata continuità nei risultati. Fa parte di un percorso di crescita, soprattutto con un nuovo allenatore.
Di Peppe Poeta cosa ci racconti?
È difficile per me parlarne in modo distaccato, perché sono uno dei suoi migliori amici. Però credo davvero in lui, sia come allenatore sia come persona. Sono convinto che il suo percorso sarà fatto di costanza e crescita continua. Merita il meglio, per il presente e per il futuro.