Sono passati 25 anni dalla tragica scomparsa di Enrico Bovone. Il 2 maggio del 2001 la notizia della morte dell’ex cestista, a soli 55 anni, suscitò grande commozione nel mondo dello sport e ancora oggi chi lo ricorda parla di lui con grande rimpianto. Ex protagonista del basket italiano, aveva giocato per anni ai massimi livelli, indossando anche la maglia della Nazionale ai Mondiali del 1967, alle Olimpiadi del 1968 e agli Europei del 1969. Si tolse la vita nelle campagne senesi, lasciando sgomento e dolore.
Bovone ha segnato un’epoca, distinguendosi come uno dei primi pivot moderni del nostro basket, tanto da essere soprannominato da Aldo Giordani “il Gigantissimo”. Scoperto giovanissimo da un insegnante di educazione fisica, iniziò il suo percorso a Tortona, attirando subito l’interesse dei grandi club. Dopo un curioso episodio che coinvolse dirigenti di Milano e Varese, approdò proprio a Varese, dove conquistò la Coppa delle Coppe nel 1967.
Successivamente giocò a Milano, poi a Udine, dove nella stagione 1971-72 fu tra i migliori per punti e rimbalzi. Nel 1973 arrivò a Siena, diventando un punto di riferimento della Mens Sana e formando una coppia di lunghi molto efficace con l’americano Carl Johnson. Conclusa la carriera nel 1979, ebbe una breve esperienza da dirigente prima di allontanarsi definitivamente dal basket.
In Nazionale collezionò 65 presenze. Viveva a Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, dove gestiva un’edicola. Nell’auto in cui venne trovato senza vita venne rinvenuta una lettera in cui spiegava le ragioni del gesto e chiedeva la cremazione, con le ceneri da conservare al cimitero di Laterino.