Il Coach per antonomasia ha parlato nel corso dellevento "Il Foglio a San Siro", svoltosi giovedì 16 aprile.
Fra gli ospiti speciali dell’evento “Il Foglio a San Siro”, svoltosi nella giornata di giovedì nella cornice del “Meazza”, Dan Peterson ha detto la sua sull’Olimpia Milano, club con cui ha vinto tutto negli anni Ottanta assurgendo egli stesso a una popolarità capace di superare i confini del mondo del basket. Fra obiettivi presenti e prospettive future, il Coach per antonomasia, 90 anni compiuti il 9 gennaio scorso, non ha usato mezzi termini, forte della sua esperienza.
“Dopo l’ultima giornatadi Eurolega, l’Olimpia potrà finalmente concentrarsi solo sul campionato – ha esordito -. Ha già vinto Supercoppa e Coppa Italia, ma quello che conta davvero è lo Scudetto. Se non arriva, nessuno si ricorderà degli altri trofei. In questo momento, realisticamente, possono puntare al terzo posto della regular season: significa che ai playoff, superati i quarti, affronterebbero in semifinale Brescia o la Virtus, che comunque qualche problemino ce l’ha, senza avere a disposizione il fattore campo”.
“Il cambio di allenatore a metà stagione è sempre un trauma – ha poi aggiunto parlando del cambio in corsa dello scorso autunno, con il passo indietro di Ettore Messina -. Poeta è stato gettato nella mischia senza riscaldamento, con una squadra che non ha costruito lui. Vedremo cosa riuscirà a fare. Io lo dico apertamente: sono un grande tifoso di Poeta. È un allenatore moderno, una persona solare, trasmette fiducia e positività. E questo serve. Ma sono i giocatori che devono reagire davvero”.
Sul futuro, Peterson ha le idee chiare: meglio non pensarci oggi. “Non mi piace quando già si parla dell’anno prossimo, di Thompson che arriva all’Olimpia. Giochiamo questo campionato, poi dell’Olimpia del futuro parleremo a fine stagione. Quando allenavo, dicevo sempre la stessa cosa: questa è la nostra squadra, il resto lo vediamo dopo. Non è colpa dell’Olimpia se circolano notizie, oggi non ci sono più segreti. Ma ora bisogna pensare ai playoff”.
Per il coach di Evanston fare mercato non è comunque semplice per competere a livello internazionale: “Barcellona, Real Madrid, Panathinaikos, Olympiacos, poi ci sono le due turche, Efes e Fenerbahce. Sono tutte società di altissimo livello che possono puntare su un budget non da poco. Chiaro, l’Olimpia ha tifosi molto esigenti, che vogliono scelte chiare: servirà un playmaker vero, con la P maiuscola. Non una combo guard, non un giocatore che si concentra maggiormente su altri aspetti”.
Dan Peterson, infine, ha preferito non sbilanciarsi a livello di pronostici, ricordando un simpatico aneddoto: “Dite che li azzecco sempre? Non è vero! La Gazzetta mi chiede i pronostici per i playoff dal 1991, più di trent’anni: in tutto questo tempo credo di aver azzeccato due campioni d’Italia. Una volta mi sono sfogato con Franco Arturi, gli ho chiesto: ‘Ma perché li chiedete sempre a me? Ci sono tanti altri redattori esperti’. Lui mi ha ascoltato con pazienza e poi mi ha detto: ‘Vuoi sapere davvero perché li chiediamo a te? Perché sei l’unico così stupido da accettare di farli!'” ha concluso il Coach, facendo sorridere tutta la platea.