"Lo dicono ogni anno e poi sono i primi a lanciare gli attacchi sul circuito. Mi aspetto che accada ancora" ha sottolineato il belga.
Il Belgio si prepara alla sfida mondiale con due punte di assoluto livello, Remco Evenepoel e Wout van Aert. Alla vigilia della gara, sotto lo sguardo del ct Serge Pauwels, Evenepoel ha fatto il punto sulle proprie condizioni e soprattutto sulla strategia della nazionale belga, respingendo l’idea che debba essere necessariamente il Belgio a prendere in mano la corsa.
“Sono cresciuto di condizione. Prima in vista della cronometro, poi credo di aver gestito bene l’ultima settimana per essere pronto domenica. Ho aumentato la quantità degli allenamenti intensi e sì, sono pronto”, ha spiegato Evenepoel, reduce dalle prove canadesi di Québec e Montréal.
Il belga ha poi risposto alle dichiarazioni provenienti dalla Francia, secondo cui dovrebbe essere proprio la sua nazionale a sostenere il peso della gara. “I francesi lo dicono ogni anno e poi sono i primi a lanciare gli attacchi sul circuito. Mi aspetto che accada ancora. Paul Seixas è un grande talento e un ragazzo eccezionale, ma se vuole diventare campione del mondo deve staccare tutti e arrivare da solo. In questo scenario è la Francia che deve rendere dura la corsa, non noi”.
Evenepoel, inoltre, sente di avere oggi un’arma in più rispetto al passato: lo sprint. “Ho vinto spesso i campionati arrivando da solo, come in Australia e ai Giochi olimpici, ma negli ultimi due anni ho migliorato il mio sprint. Preferisco comunque arrivare da solo, è più comodo, ma se non succede so di avere una possibilità in più”.
Il percorso, con quasi 4.000 metri di dislivello, sembra adattarsi particolarmente alle sue caratteristiche, ma Remco non esclude affatto Van Aert dalla lotta per il titolo: “Guardando puramente al dislivello, il tracciato è più favorevole alle mie qualità, ma conosciamo il talento di Wout. In una grande giornata, proprio come Mathieu van der Poel, può diventare campione del mondo”.
Tra gli avversari più pericolosi Evenepoel indica Isaac Del Toro, Paul Seixas, Tom Pidcock e Mathieu van der Poel. “Del Toro è molto difficile da battere allo sprint. Seixas può essere pericoloso se riesce a staccare tutti, Pidcock l’ho visto molto vivace nelle classiche canadesi e poi c’è Van der Poel, se avrà gambe d’oro”.
Fondamentale sarà anche non cadere nelle provocazioni degli avversari. “Philippe Gilbert ha ragione: devo rimanere tranquillo. Il fatto di essere migliorato allo sprint mi dà serenità. Non spetta a me muovermi o far esplodere la corsa, anche se forse gli altri si aspettano proprio questo. Posso permettermi di leggere la situazione da dietro”.
Una prudenza legata anche alla lunghezza della prova: “Saremo in bicicletta per più di sei ore e mezza. Bisognerà gestire lo stress, mantenere la calma e avere fiducia in se stessi. Il Tour de France mi ha aiutato molto sotto questo aspetto: più andavo avanti, più sentivo crescere dentro di me una forma di serenità”.