Larissa Iapichino sulle orme di Jannik Sinner

Articolo di Nicola Lama

Proprio come il fuoriclasse del tennis azzurro, la saltatrice figlia d'arte ha conquistato il titolo di "campione dei campioni".

Per Larissa Iapichino la stagione perfetta ha trovato la sua cornice ideale a Budapest, dove l’Azzurra ha conquistato l’Ultimate Championship nel salto in lungo con un salto di apertura da 6,90 (0,6 kmh di vento a favore) che le è bastato per blindare il successo. Una vittoria immediata, al primo salto, proprio come agli Europei di Birmingham: un marchio di fabbrica, una firma nella sabbia che racconta la maturità e la continuità di una ragazza che ormai da tempo si è tolta l’etichetta di figlia d’arte.

Il 2026 di Larissa ricorda, con le dovute proporzioni, il percorso di un altro campione dello sport italiano, il tennista Jannik Sinner, capace di imporsi nelle ATP Finals (il torneo dei campioni che chiude la stagione) in due edizioni consecutive, nel 2024 e nel 2025. Anche la saltatrice fiorentina, nel suo mondo, sta costruendo una narrazione dai contorni simili vincendo dove si radunano i migliori e confermandosi quando la pressione è più alta.

L’anno di Iapichino è stato un crescendo: prima l’argento mondiale indoor a Torun, poi il record italiano, portato a 7,12 (un centimetro in più del primato stabilito dalla mamma, Fiona May, nel 1998), nella tappa di Diamond League a Eugene, poi ancora il titolo europeo a Birmingham, infine il trionfo nel nuovo evento biennale di World Athletics, nella cornice del Nemzeti Atletikai Kozpont, già teatro dei Mondiali 2023.

La formula dell’eliminazione progressiva ha tagliato fuori Monae’ Nichols, l’atleta che a Bruxelles aveva negato a Larissa il terzo Diamond Trophy consecutivo, ma non ha scalfito la leadership dell’azzurra, sempre in controllo. Dopo il 6,90 iniziale, sono arrivati un 6,76 (2,1 kmh di vento a favore) e due nulli, l’ultimo appena oltre l’asse, ancora vicino ai sette metri. Sul podio con lei la britannica Jazmin Sawyers (6,78) e l’americana Alyssa Jones (6,77), mentre la francese Hilary Kpatcha ha chiuso al quarto posto.

“È una bellissima emozione, significa tanto – ha spiegato Iapichino ai canali ufficiali della Fidal – in una stagione che mi ha dato tanto e in un giorno un po’ particolare in onore di chi non c’è più, di chi ci ha lasciato oggi o anche in passato”. Il riferimento è a Renata, la persona che l’ha cresciuta da piccola, scomparsa a 99 anni: una dedica che spiega la commozione dell’azzurra dopo la vittoria.

Poi uno sguardo al percorso: “Dopo l’anno scorso ho promesso a me stessa che non avrei voluto più provare la sensazione vissuta a Tokyo, uscendo in qualificazione ai Mondiali. Non si smette mai di migliorare e per l’anno prossimo ricomincerò con sempre più determinazione. Ho trovato la maturità che cercavo, insieme a papà Gianni che mi allena, provando anche strategie nuove. È bello guardarsi indietro e vedere il miglioramento”.

Insieme con la musica lo sport è sempre stato al centro dei suoi interessi. Gli piace leggere e scrivere ed è anche appassionato di cinema: il suo idolo è Quentin Tarantino e il suo film preferito è Pulp Fiction.

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