Una lunga giornata nel reparto di dialisi per il campione paralimpico.
Carlo Calcagni racconta il suo nuovo pit-stop. “Ci sono giornate che iniziano prima ancora che sorga il sole – scrive il colonnello, grande campione paralimpico che in questi anni sta facendo incetta di record mondiali -. Giornate in cui il corpo sa già quello che lo aspetta, mentre la mente comincia a correre. E corre veloce. Troppo veloce. Oggi sono all’Ospedale Perrino di Brindisi e trascorrerò, se così si può dire, una lunga giornata nel reparto di dialisi”.
“Mi aspetta una plasmaferesi.
Più di tre litri del mio plasma verranno estratti e non verranno sostituiti.
Il corpo dovrà affrontare un trattamento importante, ma vi assicuro che quello fisico, spesso, non è il peso più difficile da sopportare.
Il peso più grande è quello dei pensieri.
Perché quando sei qui, immobile su un letto d’ospedale per tante ore, non puoi correre via.
Non puoi distrarti.
Non puoi semplicemente mettere tutto in pausa.
E allora arrivano tutti i ricordi.
Tutte le paure.
Tutte le domande senza risposta.
Tutte le persone che ami.
Tutte le battaglie già combattute e tutte quelle che ancora ti aspettano.
Anche quei pensieri che durante la vita riesci a tenere lontani, in queste ore tornano a bussare.
Uno dopo l’altro.
È un silenzio strano, quello di un reparto ospedaliero.
Fuori sembra non accadere nulla.
Dentro di me, invece, può esserci una guerra.
Un silenzio che diventa assordante.
Un silenzio che urla.
Un silenzio che stride.
Eppure, proprio lì, continuo a ricordarmi una cosa:
Noi non siamo le nostre giornate peggiori. Siamo ciò che scegliamo di fare dentro quelle giornate.
Oggi non posso scegliere quello che accadrà al mio corpo.
Ma posso scegliere come affrontarlo.
Posso scegliere di non arrendermi.
Posso scegliere di continuare a credere.
Posso scegliere di trasformare anche questa giornata in qualcosa che possa servire a qualcun altro.
Perché so che, mentre io sarò qui dentro, da qualche parte ci sarà qualcun altro chiuso in una stanza, in un ospedale, davanti a una diagnosi, dentro una paura o alle prese con una battaglia che nessuno conosce.
E magari quella persona penserà di essere sola.
C’è una verità che questa vita mi ha insegnato, ancora e ancora:
NESSUNO SI SALVA DA SOLO.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci tenga la mano.
Di qualcuno che ci ascolti.
Di qualcuno che ci curi.
Di qualcuno che, anche soltanto con uno sguardo, ci faccia capire che non siamo soli.
E oggi voglio rivolgere un pensiero speciale a tutto il personale sanitario.
A chi entra ogni giorno in una stanza d’ospedale e trova persone spaventate, stanche, fragili.
A chi lavora dietro le quinte.
A chi prepara una terapia.
A chi controlla un parametro.
A chi assiste un paziente.
A chi fa il proprio lavoro con competenza, ma soprattutto con umanità.
Grazie.
Perché dietro ogni procedura, dietro ogni macchina, dietro ogni terapia, ci siete voi.
E quando un paziente è costretto a fermarsi, mentre la sua mente corre ovunque, sapere di essere nelle mani di persone che fanno il proprio lavoro con professionalità e umanità fa una differenza enorme.
Io oggi sono in questo reparto di dialisi con tanti pensieri nella testa.
Forse uscirò stanco.
Forse svuotato.
Ma non sconfitto.
Perché essere forti non significa non avere paura.
Essere forti significa avere paura e continuare comunque.
Potete essere stanchi.
Potete avere paura.
Potete anche piangere.
Ma non confondete mai la stanchezza con la resa.
Un respiro alla volta.
Un’ora alla volta.
Un giorno alla volta.
E quando non riuscite ad andare avanti da soli, lasciate che qualcuno cammini accanto a voi.
Perché nessuno si salva da solo.
Io continuerò a combattere.
Per me.
Per chi mi ama.
Per chi mi sostiene.
Per chi mi cura.
E anche per chi, nel silenzio della propria battaglia, oggi ha bisogno di sapere che si può ancora andare avanti.
MAI ARRENDERSI.
Anche quando il silenzio urla.
Anche quando fa male.
Anche quando sembra impossibile.
Perché a volte la forma più coraggiosa della vittoria non è stare in piedi.
È semplicemente riuscire a dire:
“Io ci sono ancora… e combatto.””