Simone Vagnozzi difende Jannik Sinner dalle critiche

Le parole di Simone Vagnozzi

Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera: “Jannik non è lontanamente un progetto finito. Lavoriamo tanto, e in profondità, su tutto: è troppo presto per permetterci di curare soltanto i dettagli. Fisicamente, grazie alle ore in palestra, è molto migliorato; dopo il Roland Garros abbiamo cambiato il servizio, e la decisione ha pagato a Wimbledon: a Londra Jannik era tra i tennisti con le percentuali migliori di punti fatti sulla prima, ace, velocità di palla. Va alzata la percentuale di prime, quello sì. E poi può migliorare sotto molti punti di vista: esperienza, visione tattica del match, non c’è area del suo tennis in cui Sinner sia al top. E questa per me è una bellissima notizia”.

“Perché abbiamo cambiato il servizio? Con Darren (Cahill, il super coach dell’azzurro, ndr) avevamo in progetto di intervenire a fine stagione, durante la preparazione invernale. Ma l’uscita prematura di Jannik a Parigi ci ha permesso di anticipare la mossa. La tecnica migliore, e più produttiva per Sinner, è il foot up: cioè il servizio con l’avvicinamento dei piedi. A Wimbledon si è subito trovato più a suo agio: così il movimento risulta più fluido, l’altro servizio richiede più forza e se il match si prolungava, o Jannik cominciava ad essere un po’ stanco, rischiava di perdere ritmo”.

Capitolo Roland Garros: “A volte con Jannik si è troppo duri, si guarda il pelo nell’uovo. La verità è che la stagione fino a Roma è stata molto buona, magari si è sbagliato un torneo ma c’è stato troppo clamore per un match non dei migliori, dove ha avuto match point e un nastro poteva far girare tutto. Io guardo a lungo raggio: l’annata, incluso quel passaggio difficile, è ottima, è normale che ci sia qualche piccolo alto e basso”.

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