Non è così scontato assistere a una finale tra i due, anche perché nei quattro tornei disputati insieme fin qui non si sono mai ritrovati all'ultimo atto.
Se tutto dovesse rispettare le previsioni, da qui a domenica Jannik Sinner e Carlos Alcaraz saranno in campo ogni giorno. Con l’ingresso negli ottavi di finale il tabellone prende forma e a Monte Carlo si entra nella fase più calda di un torneo che, finora, ha mantenuto le attese. Proprio per questo non è così scontato assistere a una finale tra i due, anche perché nei quattro tornei disputati insieme fin qui non si sono mai ritrovati all’ultimo atto.
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A tenere banco, più dei risultati in campo, sono però ancora le parole di Alcaraz, che nonostante la vittoria-lampo su Baez ha scosso appassionati e addetti ai lavori preannunciando il sorpasso di Sinner al numero 1 della classifica ATP. “Non so se il sorpasso arriverà in questo torneo o nel prossimo — ha dichiarato lo spagnolo nella conferenza stampa post-partita —. Ho molti punti da difendere e sarà difficile confermarli tutti. Anche se ci riuscissi, Jannik ne guadagnerebbe comunque qualcuno. Il primo posto, però, non è qualcosa che mi preoccupa”. Parole che hanno diviso gli appassionati: da una parte chi le legge come un gesto di onestà e maturità, dall’altra chi le interpreta come un tentativo di spostare la pressione sulle spalle del rivale.
Il quadro della classifica è chiaro: sulla terra rossa Alcaraz dovrà difendere 4.330 punti tra Monte Carlo, Barcellona, Roma e Roland Garros, mentre Sinner appena 1.650. Un divario che apre scenari concreti già nel Principato: l’azzurro diventerebbe numero uno vincendo il torneo, raggiungendo la finale senza lo spagnolo all’ultimo atto, oppure arrivando in semifinale se Alcaraz dovesse uscire agli ottavi.
Nella parte alta del tabellone il numero 1 al mondo, che ha ben cominciato piegando Baez, non può sentirsi del tutto al sicuro. Nei quarti potrebbe incrociare uno tra Jiri Lehecka, reduce dalla finale di Miami, e Alexander Bublik.
Non mancano le voci autorevoli sul duello tra i due. Boris Becker, intervistato dall’Adnkronos, si è sbilanciato con una valutazione lucida: “Sinner ha avuto un marzo incredibile. L’anno scorso in questo periodo era squalificato, quindi non ha giocato a marzo, ad aprile e, in realtà, fino a Roma non gli era permesso giocare, quindi ha molti punti da recuperare. D’altra parte, Alcaraz ha vinto praticamente tutti i tornei da Montecarlo fino a novembre. Penso che la terra battuta sia la superficie meno preferita di Sinner, e che Alcaraz abbia un leggero vantaggio, ma se Sinner riuscirà a ottenere buoni risultati a Montecarlo, a Madrid, a Roma, credo che aumenteranno le sue possibilità di chiudere l’anno al primo posto”. L’ex campione tedesco ha poi allargato lo sguardo al resto del circuito, citando Zverev, Djokovic e i giovani emergenti come Arthur Fils e Joao Fonseca tra i possibili outsider.
Sinner, dal canto suo, non si nasconde dietro facili ottimismi sul passaggio alla terra rossa. “Certo non è facile il passaggio dal cemento alla terra, ma credo che anno dopo anno sto acquisendo più esperienza e capisco prima come devo giocare — ha spiegato l’altoatesino —. La cosa più importante però è sempre la mentalità, perché quella puoi controllarla su ogni superficie. Quest’anno l’obiettivo è Parigi, voglio arrivare lì facendo i progressi che mi attendo di fare: ci sono ancora delle cose da migliorare, per esempio devo capire la distanza dalla palla quando scivolo”. Parole che fotografano un campione consapevole dei propri margini di crescita, ma anche della posta in gioco in questa lunga cavalcata verso il Roland Garros.
Più turbolenta, invece, l’atmosfera attorno ad Alcaraz, che nelle ultime settimane ha mostrato crescenti segni di insofferenza. Dopo le sconfitte a Indian Wells e Miami, lo spagnolo aveva già acceso i riflettori con dichiarazioni sopra le righe sulla pressione di essere un bersaglio costante per gli avversari. A Monte Carlo si è aggiunto un nuovo sfogo, questa volta sulla mancanza di privacy nel circuito: “Non abbiamo più un posto dove rilassarci, dato che pensiamo continuamente che ci siano telecamere e che tutti ci stiano guardando. Avere telecamere così vicine, che possono vedere anche ciò che stiamo guardando sui nostri telefoni, mi sembra eccessivo. Dovremmo avere spazi dove poter stare da soli senza essere filmati”. Un Alcaraz che, al netto della qualità tennistica intatta, sembra portare sulle spalle un peso emotivo crescente proprio nel momento in cui la sfida con Sinner entra nella sua fase più decisiva.