Jannik Sinner, parole commoventi per mamma Siglinde e papà Hanspeter

Articolo di Nicola Lama

Oggi è un fenomeno dello sport ricco e famoso, ma il tennista azzurro non dimentica affatto da dove è venuto.

Dopo aver riscritto la storia del tennis conquistando a Roma il suo sesto Masters 1000 consecutivo, Jannik Sinner si è preso qualche giorno di pausa. Niente viaggi, niente eventi, niente luci della ribalta: solo il ritorno a casa, in Alto Adige, tra le montagne che lo hanno visto crescere e soprattutto accanto alle due persone che più di tutte hanno segnato il suo percorso umano prima ancora che sportivo, mamma Siglinde e papà Hanspeter.

Proprio i coniugi Sinner, a Roma, sono spesso stati protagonisti delle dirette Tv, con inquadrature frequenti che ne hanno messo in luce le emozioni: Hanspeter, immobile e concentrato come se stesse giocando lui; Siglinde, invece, travolta dall’emozione, tanto da lasciare la tribuna durante la semifinale con Medvedev e seguire, nella finale con Ruud, gli ultimi punti con la mano sul volto, incapace di guardare.

In una lunga intervista concessa a ‘L’Equipe’, Jannik ha sottolineato l’importanza dei suoi genitori nel percorso sportivo, oltre che in quello umano: “Da bambino riuscivo a vedere i miei genitori soltanto la sera e la mattina presto – ha confidato il fuoriclasse di Sesto Pusteria-. Nonostante le giornate lunghe e faticose al ristorante, ricordo che mamma e papà rientravano sempre a casa con il sorriso. Da loro ho imparato a vivere nel presente, senza perdermi troppo nei rimpianti o nelle aspettative, e a impegnarmi sempre per dare il meglio”.

Sinner non ha nascosto che con una vita scandita da tornei, voli e una pressione mediatica che si fa sempre più forte, la mancanza di casa si fa sentire ed è sempre importantissimo trovare il tempo di tornare a casa dai suoi affetti, anche se l’Azzurro non rimpiange il suo trasferimento a Monte Carlo: “Ci sono la pace e la tranquillità di cui ho bisogno. Posso andare al ristorante o fare shopping senza che nessuno mi riconosca, e le strutture sono davvero ideali per lavorare bene”.

“Certo, la mia famiglia mi manca: mi piacerebbe poter vedere più spesso anche i miei nonni, che stanno invecchiando – ha ammesso Sinner -. Ma se fossi rimasto a casa ad allenarmi non sarei nelle condizioni migliori per diventare il giocatore che voglio essere. La vita che ho scelto richiede sacrifici, e allo stesso tempo un equilibrio: i 24 anni passano una volta sola, e cerco di viverli al meglio”.

Insieme con la musica lo sport è sempre stato al centro dei suoi interessi. Gli piace leggere e scrivere ed è anche appassionato di cinema: il suo idolo è Quentin Tarantino e il suo film preferito è Pulp Fiction.

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