La psicoterapeuta Romana Caruso non ha usato giri di parole: "A Dio non la si fa. E nemmeno alle emozioni".
Jannik Sinner sembra finalmente rivedere la luce in fondo al tunnel dopo l’infortunio al ginocchio che l’ha tenuto fuori dai giochi negli ultimi mesi. L’altoatesino, grazie ad un super lavoro di recupero, sarà presente all’esibizione del Six Kings Slam a Riad, in Arabia Saudita: in palio non ci saranno punti ATP ma sarà un’ottima occasione per testare il fisico.
Oltre alla condizione atletica, Jannik Sinner dovrà recuperare anche quella mentale come spiegato dalla dottoressa Romana Caruso al Corriere della Sera: “Il campione può essere portato a vedere in quello che fa l’importanza di sé come essere umano: l’infortunio arriva come break esistenziale e, come tale, traumatico”
“La gestione di un infortunio dipende molto dall’investimento emotivo che l’atleta ha fatto su quello sport: spesso l’errore, soprattutto nelle discipline individuali, è credersi i propri risultati – ha spiegato la psicoterapeuta che in passato ha aiutato anche Sofia Goggia -. A quel punto, aiutare uno sportivo a spostarsi da pensare a sentire, è impresa ardua”.
La dottoressa Caruso ha poi approfondito: “Proprio come la malattia, l’infortunio è un’occasione di crescita. Inizialmente il cortocircuito provoca un calo drastico di energia: nel momento del brusco stop, c’è la crisi. L’ideale, rimettendosi in moto, è lavorare su corpo, testa e cuore. Forse era il momento che questo ragazzo mettesse in pausa la sua carriera folgorante per pensare veramente a se stesso. A Dio non la si fa. E nemmeno alle emozioni: tutto ciò che non hai risolto, torna fuori”.
Non è sempre facile capire quando è giunto il momento di ricominciare: “Quando si è guariti nell’animo, oltre che nel ginocchio. L’infortunio apre un mondo, permette di ascoltarsi e allenare il cuore. Se Jannik Sinner trova il bandolo della matassa, diventerà un uomo e un atleta migliore: esistenzialmente indipendente”.