"Mi dicevano: non ci può arrivare, non ha la volée, la palla corta, nemmeno il servizio. Io credevo che potesse diventare numero uno perché già allora giocava alla pari con quelli forti"
C’è chi aveva intuito il potenziale di Jannik Sinner quando era ancora lontano dai vertici del tennis mondiale. Tra questi c’è Potito Starace, ex numero 27 del ranking Atp, che oggi può guardarsi indietro con la soddisfazione di chi aveva previsto il futuro del campione altoatesino. In una recente intervista, l’ex tennista azzurro ha raccontato di aver scommesso sulle possibilità di Jannik di diventare numero uno del mondo quando in pochi erano pronti a crederci.
“Tre anni prima mi prendevano per matto perché avevo detto che Sinner sarebbe diventato numero uno”, ha raccontato Starace. Una convinzione maturata osservando da vicino la crescita del giovane altoatesino e, soprattutto, la sua capacità di competere già allora con avversari di alto livello, nonostante alcune lacune tecniche.
L’ex tennista ha ricordato anche le critiche ricevute quando aveva espresso la propria previsione. “Mi dicevano: non ci può arrivare, non ha la volée, la palla corta, nemmeno il servizio. Io credevo che potesse diventare numero uno perché già allora giocava alla pari con quelli forti”.
A colpirlo non erano quindi soltanto i risultati, ma le qualità e la mentalità mostrate da Sinner fin dai primi anni di carriera. Starace ha spiegato che il nome di Jannik gli era stato segnalato inizialmente da un amico, appassionato di tornei Futures e Challenger, durante una chiacchierata informale al bar. Da quel momento aveva iniziato a seguirne il percorso, convincendosi sempre di più delle sue potenzialità.
Nell’intervista Starace ha dedicato spazio anche al lavoro di Simone Vagnozzi, allenatore che ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione tecnica del campione azzurro. Secondo l’ex numero 27 del mondo, proprio il coach marchigiano ha contribuito a completare il repertorio di Sinner, intervenendo su alcuni aspetti che inizialmente rappresentavano i suoi punti deboli: “Con Sinner ha lavorato tanto a livello tecnico, perché prima c’erano delle lacune. Sa servire, sa fare la palla corta, se va a rete sa fare la volée, cose che prima faceva più fatica a fare. C’è tanto merito di Simone”, ha spiegato Starace.