Ivan Ljubicic torna a parlare di Jannik Sinner e lancia un paragone che fa discutere

Articolo di Nicola Lama

L'ex tennista, oggi commentatore e attivo nel progetto di ricerca dei talenti della Federazione francese, parla chiaro sul "modello Italia".

Nel pieno di un Roland Garros che sta vedendo l’Italia del tennis protagonista nonostante l’uscita prematura di Jannik Sinner, arriva una riflessione destinata a far discutere: a proporla è Ivan Ljubicic, ex tennista e ora commentatore, figura chiave dello staff di Roger Federer per sei anni e da diversi anni attivo all’interno della Federazione francese nella ricerca di talenti. ‘Ljubo’, ai microfoni dell’organizzazione del Roland Garros, ha analizzato il “modello Italia” e la capacità dello stesso Sinner di trascinare un intero movimento.

Secondo il croato, il boom del tennis italiano non è frutto di un’unica ricetta, ma della somma di percorsi individuali: “Sinner è cresciuto con Piatti, Berrettini con Santopadre, Arnaldi a Sanremo. Ognuno ha avuto una formazione specifica. La Federazione ha fatto un buon lavoro, ma non è stata il motore diretto dei singoli progetti. I progetti solidi nascono sempre dal lavoro del giocatore, della famiglia e dell’allenatore, la Federazione dev’essere brava a fare da supporto”.

Partendo da questo presupposto, Ljubicic ha parlato della necessità per la Francia di trovare un proprio punto di riferimento, una sorta di “Sinner francese”, citando il nome di Moise Kouamé, il 17enne che ha stupito tutti raggiungendo il terzo turno al Roland Garros, da wild card, dopo aver battuto Marin Cilic e Daniel Vallejo, mettendo anche in difficoltà un avversario di livello come Alejandro Tabilo.

Secondo Ljubicic, proprio Kouamé potrebbe rivelarsi il faro capace di ispirare un’intera generazione. “I ragazzi più giovani guardano già a lui e pensano di poter fare lo stesso percorso” ha detto, innescando subito il dibattito. In tanti, soprattutto sui social, hanno fatto notare che l’idea di Kouamé trascinatore del movimento francese sia ancora prematura, soprattutto se confrontata con la traiettoria di Sinner, esploso sì giovanissimo, ma dopo anni di lavoro strutturato e risultati progressivi.

Ljubicic ha ammesso che la Francia sta studiando da vicino il modello italiano, con l’obiettivo di ampliare il numero di tornei ITF sul territorio e ridurre i costi di formazione per i giovani. Ma ribadisce che senza un simbolo forte, un trascinatore, il processo rischia di essere più lento. Ed è proprio qui che il nome di Kouamé entra in gioco: un potenziale catalizzatore, forse, che Ljubicic spera possa essere un punto fermo per una nazione intera come Sinner lo è diventato per l’Italia.

Il dibattito resta dunque aperto, e mentre il Roland Garros prosegue senza la testa di serie numero 1, l’Italia continua comunque a lasciare il segno con Flavio Cobolli e i due Matteo, Berrettini e Arnaldi, ma anche nel doppio con Andrea Vavassori, Simone Bolelli e Sara Errani.

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