Adriano Panatta non cambia idea su Jannik Sinner e svela il suo sogno

Articolo di Andrea Gussoni

La giornata di ieri ha infatti delineato il quadro delle semifinali

Aveva immaginato un finale diverso, con Jannik Sinner protagonista sul Philippe-Chatrier e lui pronto a consegnargli il trofeo del Roland Garros. Adriano Panatta, ultimo italiano a trionfare a Parigi nel 1976, lo aveva confidato al numero uno del mondo dopo il successo agli Internazionali d’Italia. “Dopo Roma voglio premiarti anche a Parigi”, gli aveva detto sul Centrale del Foro Italico. L’eliminazione di Sinner ha cambiato i piani, ma non ha spento i sogni del campione romano. Cinquant’anni dopo il suo storico trionfo, un italiano sarà comunque protagonista nell’ultimo atto del torneo francese.

La giornata di ieri ha infatti delineato il quadro delle semifinali: Flavio Cobolli ha superato Felix Auger-Aliassime e sfiderà Matteo Arnaldi, vincitore del derby italiano contro Matteo Berrettini, costretto al ritiro. Un risultato che conferma l’eccezionale momento del tennis italiano e che riaccende l’entusiasmo di Panatta.

“Mi farebbe molto piacere e ne sarei orgoglioso, ma sono già veramente felice che ce ne sia di sicuro uno in finale che potrò ammirare dalla tribuna, chiunque esso sia… Ci sono luoghi che restano dentro per sempre: per me Parigi è uno di quelli. Ho avuto l’onore di ricevere un invito con parole bellissime da parte della direttrice Amélie Mauresmo e il President Gilles Moretton, che ringrazio ancora. È un privilegio sentire ancora un legame così forte con il Roland Garros che per me è molto speciale. E comunque l’avevo detto anche dopo l’eliminazione di Jannik che c’erano altri ragazzi italiani con le carte in regola per fare molto bene. Ora ci spero. Se poi fosse un romano… si ripeterebbe la storia”, ha detto alla Gazzetta dello Sport.

Anche senza Sinner, il tennis italiano continua a essere protagonista sui campi più prestigiosi del mondo. “Sinner è il migliore, non cambio idea per quel blackout, ma dietro di lui c’è un gruppo di alto livello che può fare strada. Speriamo che in questi campi prestigiosi si continui a parlare la nostra lingua il più possibile”.

Secondo l’ex campione, il principale ostacolo verso il trionfo finale non sarà tanto l’avversario quanto la gestione delle emozioni. “La pressione. Quando vedi il traguardo, il braccio pesa sempre un po’ di più. L’avversario ha un peso, è ovvio, ma su campi come questo, considerando che nessuno dei nostri è mai arrivato tanto avanti a Parigi, conta più la pressione. Ve lo assicuro”.

Giornalista dal 2008 e grande appassionato di tutti gli sport da sempre, segue con particolare interesse basket e volley che ha anche praticato a livello dilettantistico fino ai tempi dell’università. Ama viaggiare, sia per lavoro che con la mia famiglia, e non sa resistere alle tentazioni in cucina.

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