Pep Guardiola

Aggiornato Dom 09 Ago 2026 alle 09:50

La lunga telenovela legata alla panchina della Nazionale italiana si è conclusa con un epilogo che, nelle ultime settimane, era diventato sempre più prevedibile: Pep Guardiola ha detto no agli Azzurri. Il tecnico catalano, dopo un corteggiamento intenso da parte della nuova dirigenza federale guidata da Paolo Maldini e dall’advisor Leonardo, ha scelto di mantenere la promessa fatta a se stesso e alla sua famiglia, prendendosi un anno sabbatico dopo il decennio trascorso sulla panchina del Manchester City.

Il ‘no’ di Guardiola e le ragioni di una scelta annunciata

La risposta definitiva è arrivata nella giornata di venerdì 24 luglio, quando Guardiola ha comunicato ufficialmente il suo rifiuto a Maldini e Leonardo. Il tecnico ha tenuto a precisare che la sua decisione non ha nulla a che vedere con questioni economiche, nonostante le trattative avessero già evidenziato un divario significativo tra la richiesta dell’allenatore — stimata intorno ai 20 milioni di euro a stagione — e quanto la Federazione era disposta a offrire, circa la metà. Una cifra che avrebbe fatto di Guardiola il commissario tecnico più pagato al mondo, ritenuta eccessiva negli ambienti federali romani.

La volontà di staccare la spina dopo anni di pressione costante ai massimi livelli si è rivelata più forte di qualsiasi proposta. La FIGC aveva costruito un’offerta ambiziosa, con uno staff di altissimo livello pensato per alleggerire il carico quotidiano, ma non è bastato. Guardiola si era già preso del tempo per riflettere dopo l’incontro a Barcellona con Maldini e Leonardo, ma in cuor suo la decisione era già maturata: il primo anno sabbatico dal 2012-2013, quando lasciò il Barcellona prima di approdare al Bayern Monaco, era una promessa che intendeva mantenere.

La notizia non ha sorpreso più di tanto chi seguiva la vicenda da vicino. Già a fine luglio i segnali erano chiari: Guardiola era orientato verso il no fin dall’inizio, avendo già rifiutato offerte ben più remunerative di quella italiana. Il blitz a Barcellona di Maldini e Leonardo era stato un tentativo concreto ma rischioso, e alla fine il sogno azzurro si è infranto contro la determinazione di un allenatore che, per una volta, ha scelto se stesso.

La shortlist segreta e la virata su Andrea Pirlo

Con il ‘no’ del catalano ormai ufficiale, la macchina federale si è messa in moto per individuare rapidamente l’alternativa. E qui emergono i retroscena più interessanti: la corsa alla panchina azzurra non era affatto il semplice duello tra Guardiola e Andrea Pirlo che molti immaginavano, con Roberto Mancini e Antonio Conte sullo sfondo. Dietro le quinte, Maldini e Leonardo avevano costruito una shortlist più articolata, con almeno due nomi inattesi.

Secondo le indiscrezioni riportate dal Corriere dello Sport, la nuova Direzione tecnica azzurra aveva sondato il terreno anche per Thiago Motta, rimasto senza panchina dopo l’esonero dalla Juventus nel marzo 2025. L’italo-brasiliano avrebbe declinato con cortesia, preferendo non inserirsi in un progetto che richiede disponibilità totale e immediata. Nella lista era comparso anche il nome di Raffaele Palladino, ex tecnico di Monza, Fiorentina e Atalanta, apprezzato per le idee moderne e la capacità di gestione, considerato un candidato credibile per interpretare la linea giovane immaginata dai dirigenti federali. Anche questa pista, però, non si è mai concretizzata.

Alla fine, la scelta è ricaduta su Pirlo, il profilo che Maldini aveva sempre considerato ideale per un progetto di ricostruzione a medio-lungo termine. Il campione del mondo 2006, che allena attualmente lo United FC di Dubai dopo le esperienze sulle panchine di Fatih Karagümrük e Sampdoria, è legato al direttore tecnico da un rapporto che risale agli otto anni condivisi al Milan. L’aspetto economico non rappresenta un ostacolo, e la risoluzione anticipata del contratto con il club emiratino sarebbe una mera formalità. Mancini e Conte, le altre due alternative rimaste in lizza per settimane, non hanno ricevuto chiamate nelle ore decisive, segnale inequivocabile di una scelta già indirizzata.

Il progetto federale targato Malagò-Maldini guarda lontano: l’obiettivo dichiarato è un ciclo di sei anni fino all’Europeo 2032, con la Nations League — il cui girone autunnale prevede sfide contro Belgio, Francia e Turchia — come primo banco di prova immediato. Dopo tre Mondiali consecutivi vissuti da spettatori, l’Italia prova a ripartire. Con Pirlo in panchina, e senza il sogno Guardiola che per qualche settimana aveva fatto sognare un’intera nazione.