Pep Guardiola

Aggiornato Mer 20 Mag 2026 alle 10:05

Il futuro di Pep Guardiola è diventato uno degli argomenti più discussi nel panorama calcistico italiano e internazionale. Le ultime notizie si intrecciano tra le difficoltà del tecnico catalano al Manchester City e la clamorosa ipotesi di vederlo sulla panchina della Nazionale italiana, un’idea che continua ad alimentare un dibattito acceso tra leggende del calcio azzurro e addetti ai lavori.

Guardiola e il Manchester City: un ciclo al capolinea

La stagione del Manchester City si è rivelata un autentico calvario. Dopo le pesanti sconfitte in Champions League — prima il 3-0 subito al Santiago Bernabeu per mano di un Federico Valverde in stato di grazia, poi il definitivo 5-1 complessivo contro il Real Madrid negli ottavi di finale — e il distacco di nove punti dall’Arsenal in Premier League, le voci su un addio anticipato di Guardiola si sono fatte sempre più insistenti. La stampa britannica non ha risparmiato critiche durissime al tecnico, accusato di tattiche “da principiante” e di aver perso la bussola nella gestione della squadra.

Secondo quanto riportato dal Daily Mail, Guardiola aveva valutato seriamente se onorare il contratto in scadenza nel 2027 o rescindere con un anno di anticipo al termine di questa stagione. Il Manchester City, dal canto suo, si sarebbe già mosso per individuare i potenziali successori: in cima alla lista figura Enzo Maresca, ex collaboratore del tecnico catalano, seguito da Xabi Alonso e Vincent Kompany, anche se quest’ultimo sembra saldamente ancorato al Bayern Monaco. I quattro candidati per il dopo-Guardiola rappresentano profili molto diversi tra loro, ma tutti accomunati da una conoscenza profonda del calcio di posizione che ha reso celebre il tecnico di Santpedor.

Al netto delle difficoltà sportive, Guardiola ha lasciato un’impronta indelebile a Manchester: sei Premier League, due FA Cup, quattro Coppe di Lega, una Champions League e una Supercoppa UEFA compongono un palmares straordinario. Ma il ciclo sembra davvero esaurito, e l’allenatore spagnolo starebbe valutando una pausa prima di intraprendere una nuova avventura.

Guardiola ct dell’Italia: il dibattito che divide tutti

È stato Leonardo Bonucci, rimasto nell’organico federale con un ruolo di scouting dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso — il cui mandato si è concluso con la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali — a lanciare per primo la suggestione più clamorosa: affidare la panchina azzurra proprio a Pep Guardiola. “Se veramente c’è voglia di ricominciare io ripartirei dalla possibilità di avere Guardiola, perché avere lui vorrebbe dire apportare un cambio netto rispetto a tutto quello che è stato il passato”, ha dichiarato l’ex difensore della Juventus, pur ammettendo che si tratta di un’ipotesi molto difficile da realizzare.

Secondo la Gazzetta dello Sport, l’idea non sarebbe del tutto campata in aria: le ultime novità dall’Inghilterra confermano che Guardiola non escluderebbe a priori la proposta della FIGC. Allenare una nazionale rappresenterebbe per lui un equilibrio ideale tra l’intensità del calcio di club e ritmi più sostenibili. L’ostacolo principale resta quello economico: al City percepisce circa 24,8 milioni di euro lordi annui, una cifra irraggiungibile per la Federazione italiana, che dovrebbe costruire un’offerta creativa, magari con il contributo dello sponsor tecnico, e soprattutto presentare un progetto ambizioso che lo coinvolga non solo sulla prima squadra ma anche nel coordinamento delle nazionali giovanili.

Il nuovo presidente federale — che verrà eletto il prossimo 22 giugno, con Abete e Malagò tra i principali candidati — avrà il compito di sciogliere questo nodo cruciale. Nel frattempo, il traghettatore Silvio Baldini si prepara a diramare le convocazioni per le amichevoli di giugno.

Le voci contrarie: Rivera, Mourinho e il fronte italiano

L’ipotesi di un commissario tecnico straniero non convince tutti. Gianni Rivera, storica bandiera del Milan e Pallone d’Oro 1969, ha risposto con parole nette: “Guardiola? No, per favore. Non è italiano. Deve essere italiano. Punto. È logico, perché conosce meglio la realtà rispetto a chi viene da fuori”. L’ex Golden Boy ha anche offerto la propria disponibilità per contribuire alla ricostruzione del movimento, lamentando di non essere stato ascoltato dalla dirigenza federale e puntando il dito contro il sistema degli agenti come una delle cause principali del declino tecnico del calcio italiano.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso José Mourinho, intervenuto a margine di un evento a Milano: “Non sono d’accordo: non penso che serva un allenatore straniero. L’Italia ha allenatori con il carisma, la qualità, l’esperienza”. Lo Special One ha indicato la sua soluzione preferita con la formula “combo M&M”: Malagò alla presidenza federale e Massimiliano Allegri in panchina. Mourinho ha anche sottolineato la necessità di intervenire alla base del movimento, citando il Portogallo come modello virtuoso per lo sviluppo dei giovani calciatori.

Tra i nomi italiani in lizza figurano anche Antonio Conte — difficilmente liberabile dal Napoli — Roberto Mancini e Claudio Ranieri, che si è auto-candidato dichiarando di essere ora libero da impegni dopo l’esperienza alla Roma. Il dibattito è aperto, e la scelta del prossimo commissario tecnico si preannuncia come uno dei momenti più delicati nella storia recente del calcio azzurro. Che sia Guardiola o un tecnico italiano, la Nazionale ha bisogno di una svolta decisa: tre Mondiali consecutivi saltati sono un’onta che il movimento non può più permettersi di ignorare.