Il tecnico rossonero è nel mirino dopo la mancata qualificazione alla Champions League: "Chi fa il furbo prima o poi la paga"
I tifosi del Milan ricorderanno a lungo la terribile serata di domenica e il disastroso epilogo della stagione che ha lasciato i rossoneri fuori dalla Champions League per il secondo anno consecutivo. Mentre il Diavolo si prepara all’ennesima rivoluzione, nel mirino di tifosi e addetti ai lavori c’è anche Massimiliano Allegri, che partito con grandi ambizioni ha fallito miseramente la stagione del suo ritorno in rossonero.
Tra i critici più duri c’è Daniele Adani, da sempre contrario alla filosofia del mister livornese, che alla Domenica Sportiva è stato più pungente che mai. “Io rispetto i tifosi che ce l’hanno con la dirigenza, però perdonatemi: la proprietà Cardinale ha messo 500 milioni in tre anni. Cinquecento milioni. Va in campo Cardinale? Va in campo Ibrahimovic? Va in campo Moncada? Va in campo Furlani? Prima sono stati criticati Fonseca e Conceiçao, poi sono stati mandati via perché doveva arrivare il salvatore della patria”.
“Era senza coppe, senza un’altra partita a settimana, giocando solo la domenica. Doveva allenare e basta. Questa squadra ha perso col Parma, ha perso in casa con la Lazio che non ha fatto mercato, ha perso con l’Udinese, ha perso col Sassuolo, ha perso con l’Atalanta, ha perso oggi col Cagliari, ha perso con la Cremonese. Queste squadre sono più forti del Milan? Chi ci va in campo? Perché non si prendono posizioni su quello che si vede È stato scelto un direttore sportivo, è stato scelto Allegri. Allegri dice che non ha colpe. Sento ex giocatori dire che non ha colpe Tare. E allora chi ce le ha? Chi li ha scelti quei giocatori?”.
Adani ha continuato la sua spietata disamina: “Se arrivi sesto un motivo c’è. Lo dice sempre Allegri: conta chi vince. E allora se vince sempre uno e gli altri perdono, bisogna assumersi le responsabilità. Perché qui c’era una squadra che giocava una volta a settimana e doveva sistemare la difesa, trovare equilibrio, crescere. Ragazzi, il Milan non segna su azione con un attaccante da dodici partite. Dodici. Un terzo di campionato”.
E quindi la velenosa chiusura: “Chi ha una linea, una visione, una cultura del lavoro, chi cerca di arrivare al risultato attraverso mezzi nobili, può essere premiato. E se sbaglia all’ultima curva può riprovarci, perché ha costruito cultura. Chi invece vive facendo il furbo, cercando di manipolare, cercando scorciatoie per giustificare ciò che non è giustificabile, alla lunga paga. Come fai a inculcare una mentalità se scegli un allenatore che da sette anni non produce più, ammesso che lo abbia mai fatto, un calcio di proposta e una cultura del lavoro orientata alla crescita? Se vivi soltanto del risultato di oggi, senza costruire il domani, prima o poi paghi”.