Brasile

Aggiornato Ven 31 Lug 2026 alle 22:45

Il sogno del Brasile ai Mondiali 2026 si è infranto agli ottavi di finale. La Seleçao guidata da Carlo Ancelotti è stata eliminata dalla Norvegia con un netto 2-1, segnando il peggior risultato brasiliano in una Coppa del Mondo dal 1986. Una debacle che ha scatenato una vera e propria bufera mediatica in Brasile, con il commissario tecnico italiano finito al centro di critiche durissime da parte di tifosi, giornalisti e opinionisti.

La sconfitta contro la Norvegia e le polemiche su Ancelotti

La partita contro la Norvegia ha raccontato tutto ciò che non ha funzionato nel progetto tecnico di Ancelotti alla guida della nazionale verdeoro. Il Brasile ha scelto un atteggiamento attendista, lasciando il pallino del gioco agli scandinavi per puntare sulle ripartenze: una strategia che ha convinto poco e prodotto ancor meno. Al 12′ un rigore conquistato da Matheus Cunha sembrava poter sbloccare la situazione, ma Bruno Guimarães si è fatto ipnotizzare dal portiere Nyland. La partita è rimasta bloccata fino all’80’, quando Erling Haaland ha colpito di testa su calcio piazzato. All’89’ lo stesso attaccante norvegese ha firmato il raddoppio con una conclusione potente da fuori area, chiudendo virtualmente i conti. Nel recupero Neymar, entrato dalla panchina, ha trasformato un rigore che ha reso meno amaro il passivo, ma non ha cambiato il verdetto.

Le ultime notizie dal Brasile parlano di una rivolta popolare contro il tecnico di Reggiolo. Globoesporte ha tuonato senza mezzi termini: “Il piano di Ancelotti è fallito, clamorosamente fallito”. Le critiche si sono concentrate su diversi aspetti: il gioco difensivo imposto alla squadra, le sostituzioni nel secondo tempo che avrebbero indebolito il Brasile, e soprattutto la scelta di affidare il rigore del primo tempo a Bruno Guimarães, che in tutta la sua carriera ne aveva calciati appena nove. La polemica sulle parole di Vinicius ha aggiunto ulteriore benzina sul fuoco: il fuoriclasse del Real Madrid ha spiegato che la decisione sul tiratore era stata presa da Ancelotti in anticipo, scatenando un ulteriore dibattito. Il tecnico si è difeso sostenendo di aver scelto Guimarães sulla base delle statistiche raccolte nel corso dell’anno, ma la giustificazione non ha convinto nessuno.

In migliaia sui social e sui media brasiliani chiedono le dimissioni di Ancelotti, accusandolo di aver imposto un’identità europea a una nazionale che dovrebbe esprimere il calcio più bello del mondo. “Non ha l’anima brasiliana”, “Ha fatto giocare la squadra in modo difensivo ogni volta”, sono solo alcuni dei commenti che circolano in queste ore. Ancelotti, tuttavia, ha dichiarato di non avere intenzione di dimettersi.

Un percorso mondiale tra alti e bassi

La novità più amara è che questa eliminazione arriva dopo un cammino tutt’altro che esaltante. Il Brasile aveva esordito con un pareggio per 1-1 contro il Marocco, prestazione che aveva già sollevato dubbi sulla tenuta della squadra. Daniele Adani, ai microfoni di Rai Sport, aveva bocciato senza appello i verdeoro: “Il Brasile ha fatto vedere poco calcio, è stato salvato dalla giocata del singolo”. Nelle successive partite del girone la Seleçao aveva trovato continuità, battendo Haiti e Scozia e qualificandosi da prima del gruppo C, con Vinicius protagonista assoluto.

Agli ottavi, contro il Giappone, era arrivata una vittoria soffertissima: Martinelli al 96′ aveva steso i Samurai Blu con un gol decisivo su assist di Bruno Guimarães, regalando ad Ancelotti la qualificazione ai quarti. La reazione glaciale del tecnico al momento del gol — voltarsi e tornare verso la panchina con espressione indifferente mentre tutti esultavano — era diventata virale sui social, diventando uno dei simboli di questo Mondiale brasiliano. Un momento che sembrava raccontare la freddezza e il pragmatismo di un allenatore capace di gestire la pressione, ma che oggi, alla luce dell’eliminazione, viene riletto in chiave diversa dai tifosi brasiliani.

Nel mezzo del torneo, c’era stato anche un momento di grande simpatia popolare per Ancelotti: il tecnico aveva imparato a memoria il testo dell’inno brasiliano e lo cantava prima di ogni partita, conquistando il cuore della torcida. “Un italiano sta facendo ciò che il 95% della popolazione brasiliana non sa fare”, aveva scritto qualcuno sui social. Applausi che ora sembrano lontanissimi, spazzati via dalla delusione dell’eliminazione agli ottavi.

Tra le note dolenti del percorso mondiale c’è anche la gestione di Neymar, convocato da Ancelotti nonostante i problemi fisici e utilizzato quasi esclusivamente a gara in corso. Il rigore trasformato contro la Norvegia resterà probabilmente l’ultimo atto della sua carriera mondiale, un finale agrodolce per una leggenda che aveva sognato di alzare la Coppa del Mondo nel suo ultimo torneo. Il Brasile torna a casa con tante domande aperte e un bilancio che brucia: peggior risultato in quarant’anni, un commissario tecnico contestato e la consapevolezza che la strada verso il sesto titolo mondiale è ancora lunga e tortuosa.