L'ex team manager della Yamaha ha ripercorso gli anni del confronto ai box tra il Dottore e il maiorchino
L’ex team manager della Yamaha Davide Brivio in una intervista a moto.it ha ripercorso gli anni della complicata convivenza ai box tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. “Prendemmo Lorenzo perché sapevamo che Valentino sarebbe potuto andare in Formula 1 nel 2007 ed eravamo molto preoccupati. Ci eravamo abituati a vincere, 2004, 2005, una casa come la Yamaha che non vinceva da molti anni, e l’appetito vien mangiando. Ma se Valentino fosse andato via, cosa avremmo fatto? Bisognava cercare un giovane che potesse provare a essere un top rider come lui. Lì nacque l’idea di Jorge Lorenzo”.
Il primo problema fu relativo alle gomme: Rossi chiede di passare alla Bridgestone, Lorenzo rimase con Yamaha. “La Bridgestone non aveva più capienza per fornire altri team: dopo lunghe trattative riuscimmo a ottenere le gomme, ma solo per un pilota. Quindi Valentino con le Bridgestone, Lorenzo con le Michelin, nello stesso team. Era un bel casino da gestire. Il team era in realtà diviso in due, un po’ separati in casa anche per questo: i dati non si potevano scambiare, bisognava stare attenti. Immagina il retro box, il gommista di Valentino con le Bridgestone e quello di Lorenzo con le Michelin che dovevano restare separati, perché né Michelin né Bridgestone volevano scambi di informazioni. A livello organizzativo fu un po’ complicato”.
In quel periodo nacque il “muro” nel box: “Nasce un po’ per il discorso delle gomme diverse, quell’anno lì, il 2008. Nasce anche per non scambiarci i dati, per tenere le cose confidenziali. Non era una volontà di Valentino, forse a quell’epoca non gli dispiaceva, diciamo, ma nacque per quel discorso. A quell’epoca non c’era solo il muro in mezzo, era proprio separato il team. Io feci un passo indietro, per amore di Valentino, perché volevo rimanere legato a lui: ero team director della squadra, diventai team manager solo della squadra di Valentino, e la Yamaha mise Daniele Romagnoli, l’attuale capo tecnico di Martin, come team manager della squadra di Lorenzo. Quello che successe nel 2009 fu per me una bellissima esperienza professionale, perché Valentino e Lorenzo lottavano entrambi per il mondiale nella stessa squadra”.
“Quando due compagni di squadra lottano per il titolo diventa quasi un altro sport. Se tu lotti con il pilota di un’altra Casa, cerchi di trovare qualche vantaggio, un’idea, un pezzo nuovo. Lì invece era tutto a disposizione di entrambi: se arrivava un telaio e Valentino diceva che funzionava bene, era a disposizione anche di Lorenzo. Qualunque cosa uno provasse, se andava bene, era a disposizione dell’altro. Non riuscivi ad avere vantaggi tecnici. Quando sei compagno di squadra è ancora più stressante, perché contro un altro team è come un esercito contro l’altro esercito. Qui no, eri la stessa squadra, la stessa casa, dovevi condividere tutto. È stata un’esperienza interessante”.
Barcellona 2009 creò crepe interne al team: “È stata trasformata nel punto più alto della rivalità, ma ci fu anche un grande fraintendimento, un equivoco. Successe che Valentino, all’ultima curva, supera Lorenzo, e il box di Valentino esulta. Il box di Lorenzo colse quell’esultanza come rivolta contro di loro. In realtà era l’esultanza per aver vinto la gara con un sorpasso all’ultima curva – poteva essere chiunque lì, Pedrosa, Stoner, l’esultanza sarebbe stata la stessa. Lorenzo invece la interpretò come un’esultanza contro di loro. Durante la settimana facemmo delle riunioni nel team per chiarire questa cosa, per spiegare che era un’esultanza dovuta a una vittoria spettacolare e unica. Poi la rivalità era forse molto più tra i piloti che all’interno del team: tra meccanici c’è sempre stato un ottimo rapporto, chiaramente giocandoti un mondiale qualche piccola tensione c’era, ma è stato un bel campionato”.