Teheran attacca gli USA e cita anche il recente episodio del Sudafrica: "Incapacità o malafede"
Mancano poco più di due settimane all’esordio dell’Iran ai Mondiali 2026 contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, e la selezione di Teheran si ritrova ancora a fare i conti con il problema dei visti. Il ‘Team Melli’ si sta allenando da giorni in Turchia, e a breve dovrebbe partire per Tijuana, in Messico, dove è stato approntato il nuovo campo base dopo il rifiuto degli USA di ospitare la nazionale di Teheran per tutto l’evento iridato.
Ma l’Iran resta nel limbo perché dovrà giocare per tre volte negli Usa, ed ha bisogno di visti ad entrata multipla che ancora non sono arrivati, gettando ombre e incertezza sull’avventura della selezione di Teheran nel Mondiale. In un comunicato pubblicato da una delle sua ambasciate, l’Iran ha attaccato apertamente gli USA per i ritardi burocratici, accusandoli di agire “in malafede”.
“Gli Stati Uniti stanno abusando del loro ruolo di paese ospitante dei Mondiali – recita la nota -. Hanno rilasciato visti con forti restrizioni alla nazionale iraniana, che dovrebbe giocare sul suolo statunitense. Inoltre, non hanno rilasciato i visti alla nazionale sudafricana, i Bafana Bafana, in tempi ragionevoli. O non sono in grado di gestire correttamente la procedura, oppure stanno agendo in malafede”. Il riferimento è alla partenza ritardata per il Nord America del Sudafrica, ancora senza visti.
I Bafana Bafana avrebbero dovuto lasciare il Paese domenica con un volo charter diretto verso la base di preparazione a Pachuca, in Messico, ma diversi giocatori e membri dello staff non hanno ancora ottenuto il visto, a soli undici giorni dall’esordio contro i padroni di casa messicani. La situazione ha costretto la delegazione a un rinvio e a una riunione d’emergenza, scatenando l’ira del ministro dello Sport sudafricano Gayton McKenzie, che ha definito la vicenda “imbarazzante e profondamente ingiusta”, aggiungendo con toni durissimi: “Ci stanno facendo fare la figura degli stupidi”.
Sullo sfondo di questa intricata vicenda diplomatica e sportiva c’è sempre il tema del ripescaggio dell’Italia. In base all’articolo 6.7 del regolamento FIFA – che prevede la possibilità di sostituire un’associazione ritirata o esclusa con un’altra federazione – gli Azzurri, primi tra le non qualificate nel ranking FIFA, potrebbero essere candidati in caso di forfait iraniano. Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e inviato del presidente Trump, ha dichiarato di aver proposto direttamente a Trump e al presidente FIFA Gianni Infantino la candidatura italiana. Le speranze restano però flebili: la determinazione dell’Iran a partecipare, anche nelle condizioni più avverse, sembra al momento difficile da scalfire.