Ripescaggio Italia ai Mondiali, arriva l’ultimo sgambetto degli USA: “Non possono decidere per noi”

Articolo di Martino Davidi

All'Iran arrivano i visti per il Messico ma non quelli per gli Stati Uniti, che impongono una condizione particolare

Il Mondiale 2026 inizia tra meno di due settimane e l’Iran può finalmente volare in Nord America, anche se non ancora negli Stati Uniti. Come riporta la Federazione di Teheran, il ‘Team Melli’ ha ricevuto i visti per entrare in Messico, dove ha sede il campo base a Tijuana dove la squadra soggiornerà per tutto il corso della rassegna iridata. Non sono però ancora arrivati quegli per gli USA, necessari per gareggiare considerato che tutte e tre le partite si svolgeranno sul suolo statunitense.

Il presidente della Federazione calcistica Mehdi Taj all’IRNA si è così espresso sulla situazione: “Sia l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Turchia sia il ministro degli Esteri iraniano hanno seguito la richiesta della Federazione calcistica ed è stato accettato che i visti per i membri della nazionale venissero rilasciati senza impronte digitali, cosa che è avvenuta”.

“A parte due persone che accompagnano la squadra, tutti gli altri visti sono stati rilasciati. Non c’è alcun problema particolare; per queste due persone hanno detto che è necessario un accertamento, ma sarà completato entro poche ore. I visti per la delegazione della nazionale per il viaggio in Messico sono stati emessi: è un risultato molto positivo. Se non avessimo il campo base in Messico, non avremmo potuto raggiungere la sede di allenamento, e si sarebbero creati problemi. Dato che il campo base dell’Iran è in Messico e non negli Stati Uniti, la nazionale potrà svolgere lì i propri allenamenti”.

Resta ancora l’ostacolo del visto per gli USA: “Io stesso oggi ho parlato due volte con la FIFA e la questione sta seguendo il suo corso. Ci hanno detto di aspettare, che stanno seguendo la questione”. Il governo americano avrebbe dichiarato che la delegazione potrà rimanere nel Paese solo per 48 ore per ogni trasferta, ma Taj non si è detto preoccupato: “L’America non può decidere per noi. Noi siamo ospiti della FIFA e su questo parleremo con la federazione internazionale di calcio. Ciò che conta per noi è negoziare con la FIFA”.

“La nostra prima partita si giocherà a Los Angeles e il campo base dista due ore e venti minuti. La cosa più ragionevole è fare questo spostamento in aereo. Se andiamo in aereo, il viaggio durerà 50 minuti. È anche la richiesta dell’allenatore della nazionale e stiamo pianificando affinché ciò avvenga”.

In questo scenario rimane sullo sfondo la questione del ripescaggio dell’Italia, prima nazionale esclusa nel ranking FIFA tra quelle non qualificate e potenziale beneficiaria di un eventuale forfait iraniano in base all’articolo 6.7 del regolamento FIFA. Anche Paolo Zampolli, inviato speciale dell’amministrazione Trump e principale sponsor della causa azzurra, sembra però aver alzato bandiera bianca: “Il mio sogno e quello di tanti era di avere l’Italia con noi. Avevo suggerito al presidente e a Gianni Infantino che, in caso l’Iran non fosse venuto per qualsiasi ragione, si sarebbe potuto ripescare l’Italia. Purtroppo le cose non sono andate così”.

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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