La ventitreesima edizione della Coppa del Mondo passerà alla storia come una delle più discusse per motivi esterni al gioco in sé.
Il Mondiale 2026 si avvicina al suo epilogo, ma il clima che circonda le ultime ore della competizione è quello di una rassegna arrivata al traguardo logorata da tensioni, fratture e polemiche. Quella che avrebbe dovuto essere la celebrazione globale del calcio si è trasformata in un torneo che ha diviso il mondo sportivo su più fronti, spesso impedendo di godersi ciò che accadeva sul campo.
Le discussioni erano iniziate già al momento della scelta del nuovo format a 48 squadre, considerato da molti un rischio per la qualità complessiva del torneo. Da lì, una lunga serie di episodi ha alimentato un clima di tensione costante, complicato da una situazione geopolitica certamente complessa: tra i casi più delicati c’è stato quello dell’Iran, la cui partecipazione è rimasta in bilico per settimane tra pressioni diplomatiche, richieste di spostamento delle sedi e timori legati alla sicurezza.
Una situazione che ha costretto la FIFA a valutare scenari straordinari, compresi possibili depennamenti e sostituzioni dell’ultima ora. A complicare ulteriormente il quadro era poi arrivata l’emergenza sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo, colpita da un’epidemia di Ebola. La delegazione era stata costretta a una quarantena di tre settimane in Belgio prima di poter raggiungere gli Stati Uniti, con la necessità di arrivare a ridosso della prima partita.
Tra le nazionali coinvolte nelle voci di sostituzione c’era anche l’Italia, rimasta per settimane in una sorta di limbo regolamentare, sospesa tra speranze e incertezze, oltre che dalle prevedibili polemiche interne al Bel Paese. Un caso che ha acceso il dibattito internazionale, pur concludendosi con un nulla di fatto.
Il Mondiale è stato segnato anche da sospetti di favoritismi arbitrali e da una crescente critica verso la presunta americanizzazione del calcio. L’introduzione degli hydration break obbligatori, dell’Halftime Show nella finale e degli anelli da dare a ciascuno dei vincitori ha alimentato la percezione di un torneo sempre più vicino ai format degli eventi sportivi statunitensi.
Anche soluzioni da sempre presenti nella Coppa del Mondo hanno alimentato la discussione. La finale per il terzo posto (che quest’anno vedrà protagoniste Francia e Inghilterra), ad esempio, è diventata un caso: molti la considerano una partita inutile e rischiosa, soprattutto per calciatori già provati da un’annata estenuante e attesi da una nuova stagione dopo un minimo periodo di stop.
La finale vera e propria, invece, vedrà affrontarsi Spagna e Argentina al MetLife Stadium di East Rutherford, impianto non coperto né climatizzato come altri utilizzati nel torneo. La partita si giocherà alle 15 locali, sotto un sole cocente, almeno secondo le previsioni: una scelta che aveva già fatto discutere al momento dell’assegnazione del torneo e che oggi torna a dividere tifosi e addetti ai lavori.
A completare il quadro ci sono i prezzi dei biglietti per la finale: oltre 11.000 dollari di media, con punte che superano il centinaio di migliaia. Una cifra che ha alimentato indignazione globale e che molti considerano la prova definitiva di un calcio sempre più lontano dall’idea di uno sport popolare.
A prescindere da chi alzerà il trofeo, il Mondiale 2026 lascerà un’eredità complessa: uno sport frammentato, attraversato da tensioni politiche, economiche e culturali. Una rassegna che, troppo spesso, ha fatto fatica a godersi il gioco, soffocata da un rumore di fondo che non ha mai smesso di dar fastidio sullo sfondo.