Mondiali 2026, Adani ammette: “A volte non so nemmeno cosa dico”

Articolo di Nicola Lama

L'ex difensore ha chiarito un punto dopo le polemiche relative ai suoi interventi durante la telecronaca di Inghilterra-Argentina.

Continuano le polemiche sugli interventi in telecronaca da parte di Lele Adani, che nel finale di partita fra Inghilterra e Argentina, con l’Albiceleste capace di rimontare il gol di Gordon con le marcature di Enzo Fernandez e Lautaro Martinez, si è lasciato andare a tal punto da perdere la voce, scatenando un’ondata di commenti tutt’altro che teneri nei suoi confronti da parte di appassionati e addetti ai lavori.

L’ex difensore, intervenuto a Notti Mondiali su Rai1, ha ammesso: “Queste cose mi commuovono davvero, le parole mi escono da sole e sono dettate dal sentimento. A volte non so nemmeno cosa dico: sono le lacrime che il calcio riesce a tirarmi fuori. È un’emozione che amo condividere con tutta l’Italia”.

Quello di mercoledì non è stato un episodio isolato. Già nel corso di questi Mondiali 2026, Adani aveva fatto parlare di sé in occasione di Argentina-Capo Verde, agli ottavi di finale, quando al gol di Messi si era lasciato andare con un commento diventato subito virale: “A cosa serviva il cooling break? A idratare il numero dieci! Vozinha potrà dire anche lui, di aver preso gol contro il più grande giocatore che il calcio ci ha dato in dono!”.

In quell’occasione era stato il suo collega Alberto Rimedio a smorzare i toni con una frase diventata a sua volta celebre: “E visto che ogni altra parola sarebbe superflua, ce lo godiamo in silenzio il replay”, scatenando l’ilarità e la solidarietà dei social nei confronti del telecronista principale.

Gli appassionati non sono gli unici a dividersi sul personaggio. Anche i media si sono nettamente spaccati: ‘La Repubblica’ ha accusato Adani di aver trasformato il Servizio pubblico in “Tele Buenos Aires”, mentre ‘Il Fatto Quotidiano’ ha parlato di “Adani fuori controllo”. Il cronista ex Rai Carlo Nesti, interpellato da Fanpage, ha sentenziato: “Nella telecronaca diventa un disturbatore. E soprattutto non grida: urla. A scuola mi hanno insegnato la differenza tra gridare e urlare. E il suo modo di urlare dà fastidio”.

Una voce fuori dal coro, e per certi versi sorprendente, è quella del critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere della Sera aveva già preso le difese dell’ex difensore nel corso del torneo: “Per questo amo Lele Adani (che telecronista non è): passionale, visionario e polarizzante. Da opinionista trasforma il commento tecnico in un’omerica serie di spunti epici ed emotivi”. Grasso aveva inserito Adani tra le poche voci davvero riconoscibili del Mondiale, in un panorama televisivo che a suo giudizio ha perso familiarità.

Insieme con la musica lo sport è sempre stato al centro dei suoi interessi. Gli piace leggere e scrivere ed è anche appassionato di cinema: il suo idolo è Quentin Tarantino e il suo film preferito è Pulp Fiction.

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