Dal 1930 in poi sono innumerevoli le emozioni regalate dall'atto conclusivo della Coppa del Mondo di calcio.
La finale della ventitreesima edizione dei mondiali vedrà Spagna e Argentina avversarie nel bollente pomeriggio del MetLife Stadium di East Rutherford, domenica 19 luglio. Le due nazionali, che sommano quattro titoli (uno gli spagnoli, tre gli argentini), non si erano mai affrontate in un palcoscenico del genere: vale la pena, in questo senso, ripercorrere la storia dell’ultimo atto della Coppa del Mondo, che più di una volta ha riservato grandi sorprese.
La storia dei Mondiali iniziò nel 1930 in Uruguay e fu proprio la Celeste ad aggiudicarsi il primo titolo iridato (il terzo secondo la tradizione del Paese sudamericano, che conteggia anche i Giochi Olimpici del 1924 e del 1928 come allori mondiali). All’Estadio Centenario di Montevideo fu proprio l’Argentina ad essere sconfitta con il punteggio di 4-2: Uruguay avanti al 12′ con Pablo Dorado, rimonta Albiceleste con Carlos Peucelle al 20′ e Guillermo Stabile al 37′, controrimonta uruguagia con Pedro Cea al 57′, Santos Iriarte al 58′ e Hector Castro all’89’.
Nel 1934 fu invece l’Italia, alla sua prima partecipazione, a vincere il torneo, organizzato tra l’altro in casa. La Nazionale guidata da Vittorio Pozzo, a Roma, batté 2-1 la Cecoslovacchia dopo i supplementari: Antonin Puc portò avanti gli avversari degli Azzurri al 71′, Raimundo Orsi pareggiò all’81’ e al 5′ dell’extra time fu Angelo Schiavio a firmare la vittoria. Il bis azzurro arrivò in Francia nel 1938: 4-2 all’Ungheria con doppiette di Gino Colaussi (6′ e 35′) e Silvio Piola (16′ e 82′), magiari a segno con Pal Tiktos all’8′ e Gyorgy Sarosi al 70′.
Dopo la pausa forzata per la Guerra, la Coppa tornò nel 1950 in Brasile e propose una mai più ripetuta formula con girone finale a quattro squadre. Per coincidenza l’ultima partita, quella fra la Seleçao padrona di casa e l’Uruguay, fu anche quella decisiva: Friaça portò avanti i brasiliani al 47′, Pepe Schiaffino e Alcides Ghiggia, rispettivamente al 66′ e al 79′, ribaltarono lo svantaggio e gettarono nello sconforto gli oltre 170mila spettatori del Maracanã. L’evento, a posteriori, è non a caso ricordato come ‘Maracanazo’ (o ‘Maracanaço’, in portoghese).
Altra finale epica fu quella del Mondiale svizzero del 1954, nota come ‘Il Miracolo di Berna’: la favoritissima Grande Ungheria andò sul 2-0 dopo 8 minuti con reti di Ferenc Puskas al 6′ e Zoltan Czibor due minuti dopo, la Germania Ovest accorciò con Maximilian Morlock al 10′, pareggiò con Helmuth Rahn al 18′ e completò la rimonta ancora con Rahn a sei minuti dai possibili supplementari.
Nel 1958 arrivò il primo titolo del Brasile: al Rasunda Stadium di Solna, in Svezia, la nazionale di casa passò in vantaggio al 4′ con Nils Liedholm, per poi venire travolta dalla doppietta di Vavà al 32′ e dai gol di un giovanissimo Pelè al 58′ e di Mario Zagallo al 68′. Agne Simonsson accorciò all’80’ ma ancora Pelè realizzò di testa al 90′ uno dei gol più iconici della storia della Coppa del Mondo, che fissò il punteggio sul 5-2 finale.
La generazione d’oro del Brasile fu campione anche nel 1962 in Cile: avversaria in finale fu la Cecoslovacchia, sconfitta 3-1 nonostante il vantaggio firmato da Josef Masopust al 15′. Amarildo al 17′, Zito al 69′ e Vavà al 78′ regalarono il successo alla Seleçao, seconda e ultima nazionale (almeno fino a domenica sera) a imporsi in due edizioni consecutive.
Quattro anni dopo andò in scena, a Wembley, una delle finali più controverse, quella fra Inghilterra e Germania Ovest: dopo il 2-2 dei regolamentari (reti di Geoff Hurst al 18′ e Martin Peters al 78′ per gli inglesi, di Helmut Haller al 12′ e Wolfgang Weber all’89’ per i teutonici), gli inglesi tornarono in vantaggio ancora con Hurst al 101′, benché il pallone non avesse varcato totalmente la linea di porta. La decisione dell’arbitro svizzero Dienst sollevò l’ira dei tedeschi ma fu irremovibile: ancora Hurst li punì poi al 120′, chiudendo i conti sul 4-2.
Italia protagonista nella finale del 1970: la Nazionale guidata da Fulvio Valcareggi, però, arrivò alla gara per contro il Brasile stanchissima dopo la semifinale vinta con la Germania Ovest per 4-3 dopo i supplementari e, nonostante un primo tempo chiuso sull’1-1 (al gol di Pelè al 18′ rispose Roberto Boninsegna al 37′), crollò nella ripresa sotto i colpi di Gerson, a segno al 66′, Jairzinho, in gol al 71′, e Carlos Alberto, che fulminò Albertosi all’86’ per il 4-1 finale che consegnò definitivamente la Coppa Rimet alla Seleçao, al terzo successo assoluto.
Nel 1974 il Totaalvoetbal olandese sognò il coronamento di un epico ciclo, spaventando la Germania nella finale di Coppa del Mondo (la prima ad essere definita così dopo l’assegnazione definitiva della Rimet) a Monaco di Baviera: i tedeschi non avevano ancora toccato palla quando Neeskens realizzò su rigore l’1-0 al 2′, ma riuscirono a ribaltare il punteggio con un altro penalty, realizzato da Paul Breitner al 25′, e con la rete decisiva di Gerd Müller al 43′.
Nel 1978 il controverso mondiale argentino fu vinto dalla nazionale di casa per 3-1 ancora sull’Olanda, priva di Johan Cruijff che aveva preferito restare a casa per motivi personali. Mario Kempes portò avanti l’Argentina al 38′, Dick Nanninga pareggiò all’82’ e sembrò tramortire la squadra di casa, tanto che Resembrink arrivò vicinissimo al gol nei minuti finali colpendo il palo. Nei supplementari, però, i gol di Kempes al 105′ e di Daniel Bertoni al 115′ valsero il primo dei (finora) tre successi della nazionale biancoceleste.
Nel 1982 arrivò invece il terzo Mondiale dell’Italia, che nella finale del “Bernabeu” di Madrid batté 3-1 la Germania Ovest: il rigore sbagliato da Cabrini nel primo tempo fu ininfluente, perché nella ripresa gli Azzurri andarono a segno con Paolo Rossi al 57′, Marco Tardelli al 69′ e “Spillo” Altobelli all’81’. Breitner accorciò all’83’ ma, parafrasando l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, entusiasta in tribuna, i tedeschi non ci presero più.
Quattro anni dopo la stessa Mannschaft visse un’altra delusione, battuta per 3-2 dall’Argentina di Diego Armando Maradona: quest’ultimo non andò a segno in finale, ma lo fecero i suoi compagni di squadra José Luis Brown al 23′, Jorge Valdano al 56′ e Jorge Burruchaga all’84’. Le reti tedesche di Kalle Rummenigge al 74′ e Rudi Völler all’81’ valsero soltanto per le statistiche. Le due squadre si scontrarono in finale anche a Italia 90: la partita dell’Olimpico, ricordata per le poche emozioni, fu risolta da un rigore (dubbio) realizzato da Andy Brehme all’85’.
A USA 94 l’Italia tornò in finale a dodici anni di distanza dall’ultima volta ma l’esito fu ben diverso: contrapposta al Brasile di Romario e Bebeto, sotto il sole cocente di Pasadena e con in campo un Roberto Baggio acciaccato e un Franco Baresi appena tornato da un’operazione al menisco, la Nazionale chiuse regolamentari e supplementari sullo 0-0 e, nella prima finale della storia decisa ai rigori, pagò gli errori del capitano del Milan, di Daniele Massaro e del Divin Codino, la cui espressione incredula è ricordata da tanti ancor oggi.
Quattro anni dopo il Brasile ebbe l’occasione di un altro storico bis, contro la Francia padrona di casa. Prima della partita, però, il fenomeno Ronaldo ebbe problemi di salute che portarono il Ct Zagallo a toglierlo dall’undici iniziale, reinserendolo solo in extremis. Il grande centravanti verdeoro in campo fu l’ombra di se stesso e i Bleus ebbero vita facile, vincendo 3-0 con doppietta di Zinedine Zidane, a segno al 27′ e al 46′ del primo tempo, e sigillo finale di Emmanuel Petit al 93′.
Ronaldo si prese un’enorme rivincita nel 2002, nella finale di Yokohama: il 2-0 alla Germania rese il Brasile pentacampione e R9 segnò entrambi i gol, al 67′ e al 79′, sfruttando anche le incertezze del portiere avversario Oliver Kahn. Quella dell’edizione nippocoreana resta l’ultima vittoria del Brasile, che da allora non è neanche più riuscito ad arrivare in finale.
Nel Mondiale tedesco del 2006 l’Italia tornò sul tetto del mondo: nella finalissima contro la Francia, la Nazionale passò in svantaggio per effetto del gol di Zidane su rigore al 7′, riagguantando il pari con il colpo di testa vincente di Marco Materazzi al 19′. Gli stessi due calciatori furono protagonisti dell’episodio chiave dei supplementari, con Zizou espulso per una testata all’Azzurro al 110′. Ai rigori finì 5-3 per l’Italia: di David Trezeguet l’unico errore (palla sulla traversa), Fabio Grosso realizzò il penalty decisivo.
Nel 2010 in Sudafrica arrivò invece il primo (e almeno fino a stasera unico) successo della Spagna: contrapposta all’Olanda, la Roja si impose ai supplementari, con rete vincente di Andres Iniesta al 116′. Gli Oranje sono tuttora la nazionale che ha perso più finali, ben tre, tra quelle che non hanno mai vinto il titolo iridato.
Nel 2014, in Brasile, la Germania che aveva battuto per 7-1 la Seleçao in una clamorosa semifinale ebbe vita tutt’altro che semplice contro l’Argentina, ma riuscì comunque a imporsi per 1-0 all’extra time, grazie alla zampata vincente di Mario Götze al 113′. In quella partita Lionel Messi fu uno dei più criticati: avrebbe avuto modo di far ricredere tutti qualche anno più tardi.
Nel 2018, in Russia, la Francia tornò a vincere il mondiale a vent’anni di distanza dalla prima volta: in finale i Bleus batterono per 4-2 l’outsider Croazia, sfrittando al meglio l’autogol di Mario Mandzukic al 18′, il rigore di Antoine Griezmann al 38′ e l’uno-due firmato Paul Pogba-Kylian Mbappé fra il 59′ e il 65′. Mandzukic si fece perdonare l’errore nel primo tempo realizzando il secondo gol croato, ma ad alzare la coppa fu la nazionale guidata da Didier Deschamps.
I Bleus ebbero poi l’occasione di ripetersi nel 2022 in Qatar: la finale contro l’Argentina fu un continuo susseguirsi di emozioni, con la Francia capace di rimontare, con una doppietta di Mbappé su rigore all’80’ e su azione pochi secondi dopo, le reti di Messi al 23′ dal dischetto e Angel DI Maria al 36′. Ai supplementari ancora Messi siglò il 3-2 al 108′, ma Mbappé, di nuovo su rigore, fissò il risultato sul 3-3 al 118′. Ai rigori, però, gli errori di Kingsley Coman e Aurelien Tchouameni furono decisivi e Gonzalo Montiel fece esplodere la festa Albiceleste.