Mondiali 2026: cose turche, chiesto l’annullamento del ko col Paraguay

Articolo di Andrea Gussoni

Davanti all'hotel della squadra si è consumata una contestazione significativa

Non c’è pace per la Turchia. Arrivata negli Stati Uniti con grandi aspettative e indicata da molti come una possibile sorpresa del Mondiale, la nazionale di Vincenzo Montella ha invece salutato il torneo con largo anticipo, incassando due sconfitte nelle prime due gare del girone. Anche la vigilia della sfida contro gli Stati Uniti a Los Angeles, ormai priva di significato per la classifica se non come passerella per i padroni di casa già qualificati, ha confermato il clima di forte tensione che circonda la selezione turca. La delegazione è sbarcata nella Città degli Angeli portandosi dietro delusione, rabbia e polemiche, alimentate dall’ultima pesante battuta d’arresto contro il Paraguay.

Davanti all’hotel della squadra si è consumata una contestazione significativa. Accanto ai tanti sostenitori che hanno accompagnato il pullman dall’aeroporto sventolando bandiere turche, era presente anche un gruppo di tifosi inferociti che ha rivolto cori e critiche sia al commissario tecnico Montella sia al presidente federale Ibrahim Haciosmanoglu. “Montella go home”, “Vergognatevi” e “Tornate a casa” sono stati gli slogan più ripetuti.

A intervenire è stato lo stesso numero uno della federazione: “La nostra più grande amarezza è aver deluso i tifosi. Molti sono arrivati da ogni parte del mondo per sostenerci e questo ci ferisce profondamente. Chiediamo scusa, ma siamo convinti che questi ragazzi sapranno riportare entusiasmo e risultati”, ha dichiarato Haciosmanoglu, confermando la fiducia sia nel gruppo sia nell’allenatore italiano e indicando Euro 2026 come occasione di riscatto.

Le polemiche, però, non si limitano ai risultati. In Turchia continua infatti a far discutere quanto accaduto durante la sfida con il Paraguay. Al centro della vicenda c’è l’arbitro salvadoregno Ivan Barton, già finito sotto i riflettori per l’espulsione di Almiron, e il centrocampista paraguaiano Matias Galarza, autore del gol decisivo. Nel corso di una partita particolarmente nervosa, Barton ha smarrito il proprio orologio tecnologico mentre cercava di sedare una delle numerose risse scoppiate in campo. Le immagini televisive hanno mostrato Galarza raccogliere l’orologio e allontanarsi con l’oggetto, arrivando persino a indossarlo prima di restituirlo. Il video è rapidamente diventato virale sui social, accumulando milioni di visualizzazioni.

In Turchia, tuttavia, l’episodio ha assunto contorni ben più seri di un semplice meme. Molti osservatori hanno evidenziato come Galarza fosse già ammonito e che l’arbitro, impegnato a recuperare l’orologio e a gestire il caos generale, non abbia adottato provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. Secondo questa interpretazione, il giocatore avrebbe dovuto essere espulso, con possibili conseguenze sull’andamento della partita.

Secondo quanto riportato dalla stampa turca, la federazione avrebbe persino valutato una clamorosa richiesta di ripetizione dell’incontro. In modo riservato sarebbero stati avviati contatti con la Fifa, supportati da consulenti legali, per verificare la praticabilità dell’iniziativa. Sarebbe stato lo stesso Haciosmanoglu a incoraggiare il tentativo: “Anche se esiste solo l’uno per cento di possibilità, dobbiamo provarci. È nostro dovere difendere i nostri diritti”.

La risposta della Fifa, però, sarebbe stata negativa. Pur riconoscendo l’eccezionalità dell’episodio, l’organismo internazionale non avrebbe ravvisato elementi tali da compromettere la regolarità della direzione arbitrale. Determinante, in particolare, il fatto che Barton disponesse di un secondo sistema di cronometraggio, circostanza che ha escluso qualsiasi impatto concreto sull’andamento della gara.

Giornalista dal 2008 e grande appassionato di tutti gli sport da sempre, segue con particolare interesse basket e volley che ha anche praticato a livello dilettantistico fino ai tempi dell’università. Ama viaggiare, sia per lavoro che con la mia famiglia, e non sa resistere alle tentazioni in cucina.

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