Turchia

Aggiornato Gio 25 Giu 2026 alle 09:05

La Turchia è protagonista assoluta delle ultime notizie calcistiche, con un percorso che ha attraversato le qualificazioni ai Mondiali 2026 e ora si confronta con le sfide della fase finale della competizione iridata. Un viaggio ricco di emozioni, colpi di scena e la presenza costante di un italiano sulla panchina ottomana: Vincenzo Montella.

Mondiali 2026: esordio amaro per la Turchia di Montella

L’avventura mondiale della nazionale turca è iniziata nel peggiore dei modi. La sconfitta contro l’Australia per 2-0 all’esordio ai Mondiali 2026 ha subito messo sotto pressione Montella e i suoi ragazzi. Gli ottomani hanno dominato il possesso palla — ben il 78% — e prodotto 30 tiri verso la porta avversaria, ma la concretezza è mancata nel momento decisivo. Gli australiani, cinici e organizzati, hanno sfruttato il contropiede con Irankunda e Metcalfe, punendo una Turchia incapace di sbloccare il risultato nonostante la mole di gioco prodotta.

Montella, finito nel mirino della stampa dopo il ko, ha difeso la sua squadra con lucidità: “Il calcio è questo: noi abbiamo sprecato tante occasioni da gol e loro in contropiede ci hanno puniti. Nulla è perduto, guardiamo alle due prossime partite con fiducia”. L’ex Aeroplanino ha sottolineato come la mancanza di un gol su calcio piazzato abbia pesato enormemente sull’esito della partita, e ha ribadito il rispetto per un’Australia che ha saputo sfruttare al massimo i propri punti di forza.

La qualificazione ai Mondiali era arrivata attraverso un percorso tutt’altro che semplice. La Turchia, seconda nel Gruppo E delle qualificazioni europee alle spalle della Spagna, aveva dovuto passare dai playoff, superando la Romania in semifinale grazie a un gol di Kadioglu e il Kosovo in finale con la rete decisiva di Akturkoglu. Un cammino sofferto ma coronato dal successo, che aveva generato grande entusiasmo attorno alla nazionale e ai suoi protagonisti più rappresentativi.

Yildiz, Calhanoglu e la generazione d’oro turca

Il cuore pulsante di questa Turchia è rappresentato da due giocatori ben noti al pubblico italiano. Kenan Yildiz, numero 10 della Juventus, e Hakan Calhanoglu, pilastro dell’Inter, sono i simboli di una generazione che il ct Montella ha saputo valorizzare e compattare attorno a un progetto ambizioso. Al momento della qualificazione, entrambi avevano espresso tutto il loro orgoglio e la loro determinazione.

Yildiz, dopo la vittoria sulla Romania nei playoff, aveva parlato con la maturità di chi sente il peso e l’onore di rappresentare il proprio paese: “La Turchia sta vivendo una grande generazione, che in campo dà sempre il massimo. Sono 24 anni che non ci qualifichiamo a un Mondiale”. Parole che racchiudono tutta la fame e la consapevolezza di un gruppo che vuole lasciare il segno sulla scena internazionale.

Calhanoglu, dal canto suo, aveva vissuto la vigilia dei playoff con qualche preoccupazione fisica, avendo recuperato da un infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi per circa un mese e mezzo. Ma la sua voglia di esserci aveva prevalso su tutto: “Ho lavorato duramente per giocare questa partita con la Turchia, e sono riuscito a farlo con il morale alto”. Il centrocampista nerazzurro aveva poi concluso con un messaggio di fiducia collettiva: “Siamo una squadra giovane, ma dinamica e competitiva. La Turchia ha un grande carattere”.

Questo spirito di squadra era già emerso con forza durante Euro 2024 in Germania, dove la Turchia aveva raggiunto i quarti di finale eliminando l’Austria grazie a una doppietta di Merih Demiral, prima di cedere all’Olanda per 2-1 in una partita combattuta fino all’ultimo. Quella competizione aveva rappresentato un punto di svolta per il movimento calcistico turco, confermando che la nazionale aveva le qualità per competere ai massimi livelli europei e mondiali.

Un cammino tra qualificazioni e sfide internazionali

Il percorso che ha portato la Turchia ai Mondiali 2026 è stato costellato di momenti significativi. Nelle qualificazioni europee, gli ottomani avevano mostrato il loro potenziale con prestazioni di alto livello, come la netta vittoria per 6-1 sulla Bulgaria nell’ottobre 2025, con Arda Guler e Yildiz grandi protagonisti. Allo stesso tempo, avevano dovuto fare i conti con la superiorità della Spagna, che nel girone aveva dominato con cinque vittorie e un pareggio, qualificandosi direttamente come prima del gruppo.

La sfida diretta tra Spagna e Turchia, giocata a Siviglia nel novembre 2025, si era conclusa con un pareggio per 2-2 che aveva lasciato strascichi polemici: il commissario tecnico spagnolo Luis de la Fuente aveva platealmente rifiutato il saluto a un guardalinee al termine della partita, dopo che la rete della vittoria era stata annullata. Un episodio che aveva fatto discutere, ma che non aveva cambiato la sostanza: la Turchia era destinata ai playoff, da cui era poi uscita vittoriosa.

Ora, con la sconfitta all’esordio mondiale contro l’Australia, la strada si fa in salita per Montella e i suoi. Ma la storia recente di questa nazionale insegna che la capacità di reagire alle difficoltà è uno dei tratti distintivi del gruppo. La fiducia del commissario tecnico rimane intatta, e i talenti a disposizione — da Yildiz a Calhanoglu, passando per Arda Guler e Kadioglu — garantiscono che la Turchia non si arrenderà senza combattere. Le ultime notizie dal fronte mondiale parlano di una squadra ferita ma non doma, pronta a rialzarsi nelle prossime partite del girone.