Il mondo della pallacanestro è in lutto per la scomparsa di Bob Pettit, una delle figure più iconiche della storia della NBA. L’ex stella degli Hawks (che si trovavano a St. Louis ai tempi in cui giocava, prima che si trasferissero ad Atlanta) si è spenta nella notte italiana fra giovedì e venerdì all’età di 93 anni. Ad annunciarne la morte è stata la Louisiana State University, l’ateneo in cui Pettit si era affermato come uno dei migliori giocatori del panorama universitario statunitense prima del salto fra i professionisti.
Considerato uno dei pionieri del basket moderno, Pettit è stato protagonista assoluto negli anni Cinquanta e Sessanta, in un’epoca che vide brillare leggende come Wilt Chamberlain, Bill Russell, Oscar Robertson ed Elgin Baylor. Ala forte prima ancora che questo ruolo venisse definito con precisione, seppe rivoluzionare il modo di interpretare il gioco dei lunghi grazie alla sua mobilità, alla tecnica e alla capacità di attaccare il canestro fronteggiando il difensore.
Selezionato dagli Hawks nel 1954, fu nominato Rookie of the Year al termine della sua prima stagione. L’anno successivo conquistò il premio di MVP nella storia della NBA, riconoscimento nato proprio nel 1955 che Pettit avrebbe vinto nuovamente nel 1959. In carriera disputò undici stagioni, tutte con la stessa franchigia, venendo convocato per l’All-Star Game ogni anno e conquistando per ben quattro volte il premio di MVP della partita delle stelle, un primato che solo Kobe Bryant, decenni dopo, sarebbe stato in grado di raggiungere.
Il momento più alto della sua carriera arrivò nel 1958, quando guidò i St. Louis Hawks alla conquista del titolo NBA superando in finale i favoritissimi Boston Celtics. Quella rimane ancora oggi l’unica vittoria del titolo nella storia della franchigia, a prescindere dalla sede geografica. Pettit chiuse la carriera nel 1965 con numeri impressionanti: 26,4 punti e 16,2 rimbalzi di media a partita. Al momento del ritiro era il miglior realizzatore nella storia della lega con 20.880 punti e il secondo miglior rimbalzista di sempre a quota 12.849.
Entrato nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame nel 1970, viene ancora ricordato come uno dei giocatori più influenti della sua generazione. Dopo aver lasciato il basket professionistico, Pettit tornò nella sua Baton Rouge, dove intraprese una carriera nel settore bancario e della consulenza finanziaria. Negli ultimi anni era una presenza costante alle partite di LSU e dei New Orleans Pelicans.
Anche gli Atlanta Hawks hanno voluto rendere omaggio alla loro leggenda attraverso un messaggio di cordoglio: il club ha ricordato come il numero 9 ritirato continui a rappresentare un simbolo indelebile del contributo lasciato da Pettit alla franchigia e alla pallacanestro, negli Stati Uniti e non solo.