Frank Vitucci, è il momento di riflessioni approfondite: “Subito troppo da Trieste”

Articolo di Andrea Gussoni

"Sapevamo che Trieste era una squadra in grado di tenere un ritmo alto e segnare tanto" ha riconosciuto.

Coach Vitucci ha parlato in conferenza stampa dopo la netta sconfitta di Trieste: “La nostra è stata una brutta partita, soprattutto nel secondo tempo. Abbiamo subito troppo l’iniziativa e la veemenza offensiva dei nostri avversari. In attacco siamo stati deficitari”.

“Sapevamo che Trieste era una squadra in grado di tenere un ritmo alto e segnare tanto. I numeri sono eloquenti. Serviranno riflessioni approfondite per portare questa squadra a reagire in modo diverso e ad affrontare le partite con la massima responsabilità in ogni possesso e in ogni situazione”.

L’ennesima sconfitta della Pallacanestro Cantù – strapazzata a Trieste – ha fatto esplodere la rabbia dei tifosi, che sui social non nascondono più delusione, preoccupazione e amarezza per una squadra che continua a perdere e non sembra trovare la strada per uscire dalla crisi.

Basta scorrere i commenti su Facebook per capire il clima che si respira attorno alla formazione brianzola. Le critiche sono pesantissime e coinvolgono tutti: giocatori, allenatore, dirigenza e società. Ma soprattutto comincia a farsi largo una parola che a Cantù nessuno vorrebbe più pronunciare: retrocessione.

“Adesso bisogna iniziare a preoccuparsi seriamente”, scrive Paolo Carnini. Un pensiero condiviso da molti, anche da chi fino a oggi aveva cercato di mantenere un atteggiamento fiducioso. Come Mario Canzi: “Penso che anche un ottimista come me, ora può dire che così non va. Senza essere catastrofisti, bisogna guardarsi in faccia e capire perché Cantù non vince più”.

C’è però chi ha già perso ogni speranza. Andrea Garriboli è durissimo nella sua analisi: “Bisogna prepararsi serenamente all’A2. La squadra è veramente scarsa e per renderla forte dovresti cambiare metà roster. Il gap da colmare è ampio. Il calendario terribile”.

Una previsione che fa paura e che trova eco nelle parole di Mauro Ratti: “La società ha ancora tempo a mandare via l’allenatore e prendere tre buoni stranieri, altrimenti retrocessione sicura!”.

Tra i principali bersagli della contestazione c’è coach Frank Vitucci. I tifosi gli rimproverano soprattutto la mancanza di progressi e l’incapacità di dare un’identità alla squadra.

“Delusione Vitucci”, sintetizza Eleonora Broggi. Molto più pesante Daniele Tagliabue: “La squadra peggiore degli ultimi 30 anni. E un allenatore che definire imbarazzante è un complimento: zero idee, zero schemi, zero cazzimma. Solo parole, parole”. Il suo commento si chiude con un hashtag che non lascia spazio a interpretazioni:

Anche Davide Freddie Montagner chiede un cambio di rotta immediato: “I problemi sono sempre quelli, ma il nostro più grande è Vitucci che promette promette però non arrivano miglioramenti. Prima di cambiare altri giocatori servirebbe cambiare chi ha le redini della squadra”.

Giacomo Castelli si spinge fino a una previsione sul futuro della panchina: “Vitucci non mangia il panettone a Cantù”.

Ma le responsabilità, secondo i tifosi, non sono soltanto dell’allenatore. A finire sotto accusa è anche la costruzione della squadra.

“Campagna acquisti fatta al risparmio e questi sono i risultati”, sostiene Mauro Ghisletti. Roberto Bani ironizza invece sui continui interventi sul roster: “E adesso chi si cambia? Brown e Christon? Uno alla volta si cambia squadra”.

Per Matteo Marelli il problema è ancora più ampio: “Io rimango basito. Ma che squadra, allenatore, gm è questa? Spiegatemi”.

In mezzo a una valanga di critiche, sono pochissimi i giocatori che riescono a strappare qualche giudizio positivo. “Unica nota positiva Olisevicius e l’apporto di Flagg, tiri liberi a parte”, osserva Massimiliano Angelotti. Sulla stessa linea Davide Freddie Montagner, che salva soltanto i due giocatori dal giudizio negativo sul resto della squadra.

A fare ancora più male ai sostenitori biancoblù è la sensazione di vedere mortificata la storia di una società che ha scritto pagine indimenticabili della pallacanestro italiana ed europea.

“Imbarazzante, si sta rovinando tutto quello di buono nella storia del Cantù basket. Non la meritano questi fantocci”, attacca Mauro Merighi.

“Mai vista una squadra così”, scrive Gabriele Mascheroni. “Vergognatevi!”, tuona Mauro Ratti, mentre Marco Dell’Arciprete allarga la contestazione a ogni livello: “Non c’è squadra, non c’è allenatore, non c’è società”.

C’è anche chi ricorre a paragoni storici tutt’altro che rassicuranti. Fabio Mapelli tira in ballo la Irge Desio della stagione 1990 in A1, chiusa senza punti, temendo che Cantù possa fare una fine simile.

Federico Livio sceglie invece l’ironia amara: “Si accettano scommesse su chi riuscirà a perdere contro questa squadra”. E Larry Zanetti non cerca più attenuanti: “Mai vinto una partita, scuse tutte finite. Fare le valigie”.

Il quadro che emerge dai commenti è quello di una tifoseria profondamente delusa, che non chiede più soltanto una vittoria, ma segnali concreti di cambiamento.

La preoccupazione è che il tempo per intervenire stia rapidamente diminuendo. Qualcuno invoca nuovi acquisti, altri chiedono l’esonero dell’allenatore, altri ancora mettono in discussione l’intero progetto tecnico.

Non tutti hanno già alzato bandiera bianca, ma il sentimento dominante è ormai quello dell’allarme. Cantù, una piazza abituata a ben altre ambizioni, si ritrova a fare i conti con la paura di un nuovo ritorno in A2.

Giornalista dal 2008 e grande appassionato di tutti gli sport da sempre, segue con particolare interesse basket e volley che ha anche praticato a livello dilettantistico fino ai tempi dell’università. Ama viaggiare, sia per lavoro che con la mia famiglia, e non sa resistere alle tentazioni in cucina.

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