Matteo Berrettini parla chiaro su Jannik Sinner: “E’ davvero troppo”

Articolo di Andrea Gussoni

Matteo Berrettini si presenta a New York con uno spirito diverso rispetto al passato

Matteo Berrettini si presenta a New York con uno spirito diverso rispetto al passato. Più consapevole, più sereno e, soprattutto, con una nuova attenzione all’equilibrio personale. La fame di competizione, però, è rimasta intatta. Alla vigilia dello US Open 2026, l’ex numero 6 del mondo ha raccontato a SuperTennis la filosofia che oggi accompagna il suo percorso professionale, mettendo al primo posto il benessere e la costruzione di un ambiente positivo attorno a sé: “Ho capito che devo stare bene, creare un ambiente che mi fa stare bene con il mio team, con le persone che mi sono accanto. Grazie a quello poi posso arrivare in campo e gestire determinate difficoltà, affrontarle a testa alta”.

Il rapporto con la città, però, è fatto anche di emozioni contrastanti: “Questa città mi ha dato tantissime gioie, purtroppo anche qualche delusione, una grossa. Questo è uno Slam, è chiaramente un torneo più importante degli altri, ma so che se non dovesse andare bene ce ne sarà un altro. Vorrei che New York sia una città da cui prendo energia”, ha raccontato Berrettini. Parole che testimoniano una maturità diversa rispetto al passato. Lo US Open resta un appuntamento speciale, ma non rappresenta più un giudizio definitivo sul valore di una stagione o di una carriera.

Nel corso dell’intervista Berrettini ha dedicato anche un pensiero a Jannik Sinner, costretto a saltare per la prima volta uno Slam a causa dell’infortunio al ginocchio destro. Il forfait del numero uno del mondo ha riportato al centro dell’attenzione anche il tema dell’intensità del tennis moderno, sempre più esigente dal punto di vista fisico e mentale: “Fa parte del nostro percorso, fa parte della vita che facciamo, dell’intensità di questo sport che è diventata veramente quasi troppa”.

Una riflessione che riguarda da vicino anche la sua esperienza. Il romano conosce bene il prezzo da pagare quando si cerca continuamente di spingersi oltre i propri limiti e oggi sembra aver imparato a riconoscere quei segnali che in passato potevano essere ignorati: “Mi spingo al limite tutte le settimane, anche se sembra assurdo da dire. Alcune volte dico al mio team che sarebbe veramente interessante avere una telecamera nascosta da qualche parte e far vedere agli altri quello che succede”.

Giornalista dal 2008 e grande appassionato di tutti gli sport da sempre, segue con particolare interesse basket e volley che ha anche praticato a livello dilettantistico fino ai tempi dell’università. Ama viaggiare, sia per lavoro che con la mia famiglia, e non sa resistere alle tentazioni in cucina.

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