In vista degli US Open tornano le voci di una iniziativa di protesta dei giocatori top del circuito
A poco più di un mese di distanza dall’inizio degli US Open tornano a prendere forza le voci di un possibile boicottaggio da parte dei tennisti di vertice dei circuiti ATP e WTA, che chiedono maggiori montepremi e tutele nei tornei più importanti. Secondo le indiscrezioni riportate da The Athletic, tra i tennisti pronti a protestare ci sarebbero anche i due attuali numeri uno, Jannik Sinner e Aryna Sabalenka.
L’intenzione dei tennisti di vertice è sempre quella di disertare il torneo di doppio misto degli US Open, che gli organizzatori vogliono ricco di stelle e VIP esattamente come nella scorsa stagione. Secondo The Athletic, i vertici della USTA stanno cercando di evitare un possibile boicottaggio parziale di un evento per il quale sono già stati venduti migliaia di biglietti a prezzi elevati.
Al momento i loro sforzi non hanno soddisfatto le richieste dei tennisti, ma la trattativa è ancora in corso. Lo scorso 4 luglio a Londra i leader del gruppo, tra cui Jessica Pegula, hanno incontrato Brian Vahaly, presidente della United States Tennis Association che organizza gli US Open, per trovare una intesa. Gli atleti vogliono una quota più alta dei ricavi destinata ai montepremi e una voce maggiore nelle decisioni su calendario e organizzazione.
Oltre a Sinner, Sabalenka e Pegula figurano anche Gauff, Shelton e Rybakina tra gli altri. Secondo due fonti presenti ai colloqui, entrambe le parti hanno avuto l’impressione di aver fatto passi avanti. Tuttavia, l’offerta della USTA non è stata considerata adeguata dai giocatori di vertice, che per il momento non hanno ritirato la minaccia di saltare sia il doppio misto, sia le esibizioni di beneficenza organizzate nella settimana precedente all’inizio del torneo
Il nodo principale, secondo the Athletic, resta il montepremi: i tennisti chiedono una percentuale garantita sui ricavi complessivi del torneo, ma finora gli organizzatori non hanno accettato di introdurre una formula di revenue sharing.