L'ex tennista britannico propone una sua versione di quanto accaduto nell'infausta giornata di giovedì 28 maggio.
Nonostante il Roland Garros sia ormai alle spalle, il clamoroso ritiro di Jannik Sinner nel secondo turno contro Juan Manuel Cerundolo continua a far discutere. Dopo le analisi tecniche, le ipotesi sul caldo e le valutazioni sulla preparazione fisica, nel dibattito irrompe ora Greg Rusedski, che nel suo podcast ‘Off Court with Greg’ ha offerto una lettura completamente diversa.
Secondo l’ex numero 4 del mondo, finalista agli US Open del 1997, ciò che è accaduto a Sinner non ha nulla a che vedere con un calo atletico o con una gestione sbagliata delle condizioni climatiche e dell’idratazione, come ad esempio ipotizzato dall’ex collega Andre Agassi. Per lui, la spiegazione è molto più semplice e indipendente dal livello di preparazione.
“Agassi ha detto una cosa molto chiara – ha spiegato Rusedski -: Jannik Sinner è stato capace di resistere per 5 ore e 50 minuti nella finale più lunga della storia del Roland Garros maschile. Dodici mesi dopo è crollato in un secondo turno, dopo appena un’ora e 45 minuti. Parliamoci chiaro, è una cosa che abbiamo già visto: penso che non voglia dire a tutti che è stato colpito da un virus, ma per me è andata così”.
L’ex tennista britannico ha poi escluso categoricamente che si sia trattato di un problema di preparazione o di alimentazione: “Non credo che, dopo un’ora e 45 minuti, il problema abbia a che fare con la preparazione fisica, con l’idratazione o l’alimentazione. Stiamo parlando di un perfezionista maniacale. Fa tutto in maniera impeccabile. Guardate cosa è successo ad Arnaldi: ha dovuto ritirarsi dalla semifinale a causa di un virus”.
Nel frattempo Sinner ha sostenuto all’ospedale San Raffaele di Milano degli esami clinici programmati proprio dopo l’uscita al Roland Garros, con il più che probabile obiettivo di capire cosa sia successo in quella maledetta giornata sotto il sole parigino. All’uscita ha evitato i cronisti, prendendo immediatamente la direzione del van che lo ha accompagnato in ospedale, pur mostrandosi sereno e sorridente.