Roberto Mancini
Aggiornato Ven 18 Set 2026 alle 19:11Il calcio italiano ha vissuto settimane di grande fermento attorno alla figura di Roberto Mancini, ufficialmente tornato sulla panchina della Nazionale azzurra dopo il controverso addio del 2023. Le ultime notizie confermano che il nuovo corso è ormai pienamente avviato: lo staff è stato ufficializzato, la struttura federale è definita e il primo obiettivo stagionale è già nel mirino.
Il Mancini-bis: staff, polemiche e il peso del passato
Il commissario tecnico jesino ha presentato il suo staff completo in vista del raduno di settembre a Coverciano. Al suo fianco ci sarà Alberto Bollini come vice, con Leonardo Bonucci, Antonio Gagliardi e Massimo Maccarone nel ruolo di collaboratori tecnici. Lele Oriali torna nel suo storico ruolo di team manager, mentre la coppia di match analyst sarà composta da Renato Baldi e Christian Venturini. Completa il quadro la presenza di Claudio Ranieri come direttore tecnico e presidente del Club Italia, e di Gianfranco Zola come coordinatore delle attività giovanili, figura fortemente voluta dal presidente FIGC Giovanni Malagò per completare la filiera tecnica azzurra.
Mancini ha affrontato in conferenza stampa il nodo più delicato: il suo addio del 2023, quando lasciò la Nazionale per accettare la ricchissima offerta dell’Arabia Saudita. “Penso che allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina. Sono innamorato della maglia della Nazionale, mi sento come quando si perde la donna della vita dopo aver commesso un errore”, ha dichiarato il tecnico, che ha firmato un contratto quadriennale con l’obiettivo dichiarato di vincere uno o due trofei importanti. Il mea culpa di Mancini non ha però convinto tutti: un sondaggio della Gazzetta dello Sport aveva registrato l’86% dei voti contrari al suo ritorno, con la ferita del clamoroso addio ancora ben aperta tra i tifosi.
Le critiche non arrivano solo dal pubblico. Luciano Spalletti, suo predecessore sulla panchina azzurra, ha commentato con parole taglienti la situazione: “Paolo Maldini era l’uomo nuovo che serviva alla Federcalcio. Invece di comprarne uno nuovo siamo rimasti con quello che avevamo e non abbiamo fatto nessun aggiornamento. Abbiamo innestato la marcia sbagliata, invece di salire in quarta siamo tornati in seconda”. Anche dall’estero è arrivata una voce critica: l’ex attaccante dello Zenit Artem Dzyuba, allenato da Mancini nella stagione 2017/2018, ha raccontato aneddoti poco lusinghieri sul suo ex tecnico, dipingendolo come un allenatore distratto e poco attento ai propri giocatori.
La frattura con la Serie A e il primo banco di prova in Nations League
Oltre alle polemiche mediatiche, Mancini e Ranieri si trovano a dover gestire una profonda spaccatura istituzionale. I club di Serie A, che avevano indicato in Antonio Conte il profilo ideale per rilanciare la Nazionale, non hanno digerito la scelta di Malagò, percepita come un’imposizione calata dall’alto. La battuta circolata a margine del Consiglio Federale è emblematica: “Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord”, con riferimento all’amicizia che lega il presidente FIGC al nuovo CT. Secondo la Gazzetta dello Sport, i presidenti di Serie A avrebbero addirittura i numeri per una mozione di sfiducia nei confronti di Malagò, qualora la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente.
In questo clima teso, non mancano tuttavia voci favorevoli. Cesc Fabregas, tecnico del Como, si è distinto come uno dei pochi addetti ai lavori a esporsi pubblicamente in difesa della scelta: “Mancini è una persona onesta e vincente, ha vinto tanti trofei e le sue squadre offrono un calcio propositivo. A me non interessa quello che è accaduto tre anni fa”. Anche il figlio Andrea, direttore sportivo del Cesena, ha spiegato le motivazioni profonde del padre: “Vuole ripulire l’immagine del suo addio all’Italia. Ha il desiderio di cancellare la delusione per queste tre mancate qualificazioni”.
Il primo banco di prova sul campo sarà la UEFA Nations League, con l’Italia inserita nel Girone 1 della Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia. L’esordio è fissato il 25 settembre contro il Belgio, seguito dalla trasferta turca del 28 e da quella francese del 2 ottobre. Un calendario che non concede margini di errore, soprattutto considerando che una retrocessione avrebbe conseguenze sia sportive che economiche. Le sfide che attendono Mancini sono dunque molteplici: ricostruire l’identità della squadra, ricucire il rapporto con i tifosi e sanare la frattura con i club di Serie A, prima ancora di scendere in campo.
I numeri della prima gestione Mancini restano comunque un punto di riferimento solido: con il 60,66% di vittorie è al quarto posto nella classifica storica dei commissari tecnici con almeno venti panchine, ed è l’unico allenatore ad aver conquistato più medaglie in competizioni ufficiali FIFA e UEFA alla guida degli Azzurri, con quattro podi complessivi tra l’oro all’Europeo 2020, due bronzi in Nations League e l’argento nella Finalissima contro l’Argentina. La statistica completa del primo ciclo azzurro rappresenta la migliore risposta alle polemiche, in attesa che il campo emetta il suo verdetto. Il paragone con il ritorno di Marcello Lippi nel 2008 — conclusosi con la deludente eliminazione al primo turno dei Mondiali 2010 — aleggia come un monito, ma Mancini sembra determinato a scrivere una storia diversa.