"Devo solo ringraziare le persone che mi sono state vicine, dal mio ski man al preparatore atletico"
E’ ormai diventata famosa la storia delle gare giovanili di sci alpino in cui Jannik Sinner, ora numero 2 del tennis mondiale, sfidava Giovanni Franzoni, medaglia d’argento in discesa libera alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Da rivali nello stesso sport a grandi campioni Azzurri in discipline differenti: i due hanno instaurato un rapporto speciale negli ultimi tempi. Entrambi nati nel 2001, si sono affrontati sugli sci più volte quando erano bambini e si conoscono da tempo, tanto che dopo il trionfo di Franzoni a Kitzbuehel, l’altoatesino si è congratulato sui social con un messaggio: “Complimenti, campione”.
Oggi, dalle pagine del Giorno, è toccato a Franzoni mandare un messaggio a Sinner: “Spero un giorno di potere sciare con Jannik, è lui che deve averne voglia. Per me è solo un onore, fosse una partita a tennis dovrei iniziare a prendere lezioni perché sono scarsissimo, però nella sciata, quella mi sta dietro sicuro”.
“Tutta la stagione è stata qualcosa di inatteso – ha poi aggiunto in generale il bresciano -. Devo solo ringraziare le persone che mi sono state vicine, dal mio ski man al preparatore atletico. Hanno lavorato in modo incredibile, alla fine ciò che mi dà un po’ più fastidio nel non aver preso l’oro è che so quanto è difficile arrivare in un’edizione olimpica dove si può essere competiti vi, e quando il treno passa bisogna salirci in tutti i modi”.
Stanno facendo discutere intanto le dichiarazioni di Giorgio Rocca, l’ex campione dello sci intervistato dal Corriere del Ticino. Tanti i temi toccati e non poche le considerazioni in grado di aprire un dibattito. “La Svizzera – ha sostenuto – ha un giornalismo che è totalmente diverso da quello italiano: in Italia si fissano su un soggetto e “martellano”. Lo vediamo oggi con Jannik Sinner, che hanno quasi “ucciso” perché nella semifinale degli Australian Open ha perso contro Djokovic. Ripeto, con Djokovic, non con il numero 300 al mondo”.
“La stampa italiana influenza molto anche i tifosi, che si affezionano e si disaffezionano velocemente – ha aggiunto -. In Svizzera c’è molta più cultura sportiva rispetto all’Italia e più rispetto verso un insuccesso. La stampa elvetica influisce meno sulle prestazioni degli atleti ed è un elemento di disturbo in meno”.