La diciannovenne, al suo debutto ai Giochi Olimpici, ha saltato 82 metri.
Troppo spesso sui social network si leggono messaggi osceni rivolti agli sportivi in seguito alle loro scarse prestazioni. È il caso, ad esempio, di Pola Beltowska: la giovane atleta polacca, al suo esordio nei Giochi Olimpici, ha saltato 82 metri nella gara di salto con gli sci a squadre miste e la Polonia non è riuscita a qualificarsi per la finale. Subito dopo la sua prestazione ha ricevuto tantissimi messaggi spregevoli che hanno costretto la federazione sciistica polacca a diffondere un comunicato ufficiale.
“Non tolleriamo e non tollereremo mai l’odio rivolto a Pola Beltowska. Ciò a cui stiamo assistendo ha travalicato ogni limite della critica sportiva. È un attacco personale che provoca sofferenza non solo all’atleta, ma anche a coloro che le sono vicino. È stato superato un limite. Ogni atleta può affrontare una valutazione sostanziale delle proprie prestazioni ma nessuno può accettare odio e messaggi privati come quelli ricevuti da Pola”.
“Come federazione sosteniamo i nostri atleti. Li sosteniamo non solo nei momenti di trionfo, ma soprattutto quando diventano bersaglio di attacchi spietati. Pola ha il nostro pieno supporto: concreto, umano e con l’assistenza di uno psicologo che lavora con la squadra. Pola Beltowska si è guadagnata il posto alle Olimpiadi grazie al duro lavoro in Coppa del Mondo. È una delle migliori atlete del Paese e si è classificata tra le 50 migliori saltatrici con gli sci al mondo nell’evento più importante degli ultimi quattro anni. Questi sono fatti che nessun odio anonimo cambierà” prosegue la nota.
“L’incitamento all’odio uccide la passione, distrugge la psiche e mina le fondamenta dello sport. Inoltre, scoraggia di fatto i giovani che sognano di rappresentare la Polonia. Se non diciamo “basta”, perderemo i talenti che noi, come Paese, dovremmo custodire. Pola, siamo con te”. Migliaia di utenti, polacchi e non solo, nelle ultime ore hanno inviato messaggi di sostegno alla giovane campionessa invitandola a non dar peso ai messaggi d’odio ricevuti dopo la sua prestazione.