Delusione superG per gli Azzurri, Von Allmen incontenibile

Articolo di Aldo Seghedoni

Sfortunata per i nostri colori l'ultima sfida di velocità sulla Stelvio in questi Giochi.

Chi pensava di vedere un Franjo von Allmen appagato si è dovuto ricredere. Dopo l’oro in discesa e quello nella combinata a squadre, lo svizzero, che sta attraversando un eccezionale momento di forma, ha tirato fuori un’altra prestazione straordinaria: ha letto alla perfezione il tracciato di Bormio, ha conquistato il superG e in cinque giorni si è messo al collo la terza medaglia del metallo più prezioso.

Il 24enne di Berna è sembrato inarrestabile. Con questo successo è entrato anche nella storia: ha eguagliato il record di tre ori nella stessa edizione di Sailer (1965) e Killy (1968), nel loro caso tutti in gare individuali e Kostelic (2002). Non è invece arrivato l’acuto che molti si aspettavano da Marco Odermatt. Il campione svizzero ha chiuso terzo, a 28 centesimi dal connazionale. L’argento è finito al collo dell’americano Ryan Cochran-Siegle, staccato di soli 13 centesimi dal vincitore. Ai piedi del podio il francese Nils Allegre, quarto a 31 centesimi, partito con il pettorale numero 1. Dietro di lui l’austriaco Haaser, quinto a 57 centesimi, e Giovanni Franzoni, sesto con un distacco di 63 centesimi.

SuperG amaro per gli Azzurri sulla Stelvio: la squadra italiana esce senza podi e con più di un rimpianto. La gara si mette subito in salita per Dominik Paris. L’azzurro perde uno sci su una leggera sconnessione poco prima dell’ingresso nel tratto della Carcentina e finisce a terra dopo sei porte. Un episodio sfortunato che spegne immediatamente le sue ambizioni.

Giovanni Franzoni chiude in 1’25”95. A pesare sono gli scivolamenti nelle curve proprio nel settore della Carcentina: lì non riesce a tenere la linea ideale e nel tratto successivo, fino a San Pietro, lascia per strada il tempo decisivo. Anche Mattia Casse fatica nello stesso punto. In ingresso alla Carcentina, prima dell’ultima curva, è costretto ad allargare con una piccola “S” per trovare più spazio e rimettersi in traiettoria. Una scelta che gli costa velocità: al traguardo il ritardo supera i due secondi.

Innerhofer, a 41 anni e all’ultima Olimpiade della sua carriera, chiude con un ritardo di 1”05. Paga qualche imprecisione nelle curve di Fontanalonga e, nel salto di San Pietro, si stacca sbilanciato. In volo deve rimettersi in assetto allargando le gambe, una correzione rischiosa che gli fa perdere ulteriore velocità.

“Ho sciato bene tutti i settori tranne quello della parte centrale dove ho preso sei decimi; bisognava forse stare un po’ più chiusi. Devo imparare a gestire gli spigoli, non sono ancora perfetto. Von Allmen è stato grandissimo, è un campione. C’è solo da imparare. Sono contento di come sto affrontando le gare, sentivo la pressione, ma sono partito deciso, ho spinto, anche se lì non è andata come avrei voluto” ha detto Franzoni.

 

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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