Scozia

Aggiornato Mer 24 Giu 2026 alle 20:58

La Scozia sta vivendo uno dei periodi più esaltanti della sua storia calcistica recente. Dopo decenni di assenze dai grandi palcoscenici internazionali, la nazionale di Steve Clarke si è ritagliata un ruolo da protagonista, culminato con la qualificazione al Mondiale 2026 — il primo in ventotto anni — e ora impegnata in amichevoli di alto profilo in preparazione alla rassegna iridata.

La qualificazione al Mondiale 2026: una notte indimenticabile

Il momento più emozionante di questo ciclo è arrivato il 18 novembre 2025, quando la Scozia ha battuto la Danimarca per 4-2 ad Hampden Park, staccando il biglietto per i Mondiali in una partita definita da molti come una delle più folli della storia recente della nazionale. Una serata ricca di colpi di scena: dalla rovesciata acrobatica di Scott McTominay, centrocampista del Napoli, al gol da metà campo di McLean nei minuti di recupero che ha definitivamente chiuso i conti. Riepilogo della serata di qualificazione con tutti i risultati europei di quella giornata.

Al termine della gara, il capitano Andy Robertson ha commosso tutti con una dedica toccante al suo compagno di squadra al Liverpool, Diogo Jota, tragicamente scomparso a luglio con il fratello André Silva. «Oggi ho pensato tantissimo al mio amico Diogo Jota. Abbiamo parlato tante volte del Mondiale. So che oggi starà sorridendo guardandomi», ha dichiarato Robertson ai microfoni della BBC. Il difensore ha poi celebrato lo spirito del gruppo: «Questo è stato uno dei momenti più belli della mia vita. Non molliamo mai, lottiamo fino all’ultimo».

La qualificazione non è stata però priva di tensioni. Pochi giorni prima della sfida decisiva contro i danesi, la Scozia aveva subito una sconfitta per 3-2 dalla già eliminata Grecia, rischiando di compromettere tutto. Anche Ben Gannon-Doak, uno dei talenti più brillanti della rosa, era uscito in barella durante la partita contro la Danimarca per un problema al ginocchio, aggiungendo un momento di apprensione a una serata già carica di emozioni.

Verso i Mondiali: la nuova generazione scozzese

La Scozia si presenta al Mondiale 2026 con una generazione di talenti che brilla nei principali campionati europei. McTominay, Ferguson e Gilmour sono protagonisti in Serie A, mentre Robertson continua a essere un punto di riferimento in Premier League. È proprio questa caratura internazionale a rendere la nazionale di Clarke una squadra rispettata e temuta, ben lontana dall’immagine di outsider romantica che l’aveva caratterizzata in passato.

In preparazione al torneo iridato, la Scozia ha affrontato il Giappone in un’amichevole di prestigio ad Hampden Park. I «Samurai Blue», alla loro ottava partecipazione consecutiva ai Mondiali e reduci da una vittoria contro il Brasile, rappresentavano un test di alto livello. Clarke ha schierato Gunn in porta, Robertson sulla fascia sinistra, con Souttar e Hanley centrali, Ferguson e Gilmour in mediana e McTominay a supporto di Che Adams. Le probabili formazioni di Scozia-Giappone con tutti i dettagli tattici della sfida.

La squadra arriva a questo appuntamento con cinque vittorie nelle ultime sette gare e una solidità casalinga che alimenta l’entusiasmo a Glasgow. L’assenza di Shankland, bomber degli Hearts fermato da un problema al flessore, è l’unica nota stonata in un momento di grande fiducia collettiva.

Il percorso recente: da Euro 2024 alla rinascita mondiale

Il cammino che ha portato la Scozia fino a questo punto non è stato privo di ostacoli. A Euro 2024, la nazionale di Clarke aveva vissuto un’esperienza amara: sconfitta per 5-1 dalla Germania nella partita inaugurale del torneo, poi un pareggio per 1-1 con la Svizzera e infine l’eliminazione per mano dell’Ungheria, battuta 1-0 al 100′ da Csoboth. Un Europeo deludente, che tuttavia ha rappresentato un punto di partenza per la crescita del gruppo. Il pesante ko contro la Germania all’esordio di Euro 2024 aveva evidenziato i limiti di una squadra ancora in costruzione.

Nelle qualificazioni mondiali, la Scozia ha invece mostrato una maturità diversa, dominando il proprio girone con continuità e dimostrando di saper gestire le pressioni dei momenti decisivi. La vittoria sulla Danimarca ne è la prova più eloquente: una squadra capace di rimontare, di segnare nei minuti di recupero, di non arrendersi mai. Esattamente lo spirito evocato da Robertson nel suo discorso post-partita.

Ora, con il Mondiale alle porte, la Tartan Army sogna in grande. Ventotto anni di attesa sono stati lunghi, ma la sensazione è che questa generazione abbia tutto ciò che serve per lasciare il segno sulla scena mondiale.