Nazionale
Aggiornato Ven 11 Set 2026 alle 17:08Il calcio italiano vive una fase di profonda trasformazione, con la Nazionale azzurra al centro di un turbine di novità che ha caratterizzato l’estate 2026. Dalle ultime notizie emerge un quadro complesso, fatto di scelte controverse, polemiche accese e un nuovo corso che stenta a trovare la sua identità definitiva.
Il caos della panchina: da Pirlo a Mancini, un’estate di colpi di scena
La ricerca del nuovo commissario tecnico si è rivelata un percorso tortuoso e ricco di sorprese. Tutto è iniziato con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, avvenuta il 22 giugno con il 68,58% dei voti, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina seguite alla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Malagò ha affidato il ruolo di direttore tecnico a Paolo Maldini, con Leonardo come advisor, aprendo quello che sembrava un nuovo capitolo ambizioso per il calcio italiano.
Il primo obiettivo del duo era convincere Pep Guardiola ad accettare la panchina azzurra. I due si erano recati personalmente a Barcellona per incontrare il tecnico catalano, fresco di addio al Manchester City dopo un ciclo decennale. La trattativa era andata sorprendentemente avanti — Guardiola aveva persino iniziato a scrivere formazioni su fogli di carta — ma alla fine il rifiuto è arrivato. Come spiegato dallo stesso Maldini al Corriere della Sera, non si è trattato di questioni economiche: “Per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi”.
Dopo il no del catalano, Maldini e Leonardo avevano virato con decisione su Andrea Pirlo, campione del mondo 2006 e all’epoca tecnico dello United FC di Dubai. Sembrava tutto fatto, ma la candidatura del Maestro è naufragata rapidamente tra polemiche legate a una sua collaborazione commerciale con una società di scommesse russa, le perplessità di Malagò e le pressioni del mondo politico, con il Ministro dello Sport Andrea Abodi tra i più critici. Pirlo si è difeso via social, ringraziando Maldini e Leonardo per la fiducia, ma precisando di non aver mai espresso convinzioni politiche legate a quella collaborazione. La sua candidatura è poi definitivamente tramontata, aprendo la strada alle dimissioni dello stesso Maldini e di Leonardo.
Il finale di questa telenovela ha portato al nome che in molti avevano sempre indicato come il più probabile: Roberto Mancini. L’annuncio ufficiale di Malagò ha però scatenato la reazione di migliaia di tifosi. Un sondaggio della Gazzetta dello Sport, a cui hanno partecipato oltre 26.000 persone, ha mostrato che per l’86% degli intervistati Mancini non è l’uomo giusto, principalmente a causa dell’abbandono della Nazionale nel 2023 per accettare il ricchissimo contratto con l’Arabia Saudita. Anche Luciano Spalletti, il suo predecessore sulla panchina azzurra, ha commentato con parole taglienti: “Invece di comprarne uno nuovo siamo rimasti con quello che avevamo e non abbiamo fatto nessun aggiornamento”.
Mancini riparte: i numeri, le sfide e il doppio fronte
Al netto delle polemiche, i numeri della prima gestione di Mancini in Nazionale restano lusinghieri. Con il 60,66% di vittorie in panchina, è il quarto miglior commissario tecnico azzurro per percentuale tra chi ha guidato almeno 20 partite. Ha conquistato più medaglie di chiunque altro nella storia della Nazionale — quattro in totale, tra cui l’oro a Euro 2020 — e ha stabilito record storici di imbattibilità nelle qualificazioni europee. L’ombra della mancata qualificazione a Qatar 2022, con la sconfitta shock contro la Macedonia del Nord a Palermo, resta però un peso difficile da scrollarsi di dosso.
Al suo fianco ci sarà Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia, una figura di garanzia e di equilibrio. Il primo banco di prova sarà la UEFA Nations League, con l’Italia inserita nel Girone 1 della Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia — tre avversarie di assoluto livello, con i transalpini reduci da un quarto posto ai Mondiali 2026 e i belgi arrivati a un passo dalle semifinali. Il debutto è fissato per il 25 settembre contro il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma. Un calendario senza respiro che non concede margini di errore, anche perché un’eventuale retrocessione avrebbe conseguenze sia sportive che economiche.
Gigi Buffon, dal canto suo, ha espresso senza mezzi termini la sua preferenza: avrebbe scelto Antonio Conte, con cui condivide anni di Juventus. Lo stesso Conte aveva però chiarito di non essere stato contattato, dichiarandosi sereno dopo i due anni al Napoli. Nel frattempo, una curiosità statistica sottolinea quanto sia profonda la crisi del calcio italiano: con il trasferimento di Mattia Perin al Palermo in Serie B, la Serie A si ritrova per la prima volta da quasi cent’anni senza nemmeno un giocatore che abbia preso parte a un Mondiale con la maglia azzurra. Un primato negativo senza precedenti dal 1934, che racconta meglio di qualsiasi statistica il lavoro che Mancini e Ranieri avranno davanti a sé.