Nazionale
Aggiornato Dom 07 Giu 2026 alle 09:01Il calcio italiano attraversa una delle fasi più delicate della sua storia recente. Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali — stavolta per mano della Bosnia ai rigori, nella finale playoff del 31 marzo scorso a Zenica — la Nazionale italiana è chiamata a una rifondazione totale, che parte dalla panchina e arriva fino ai vertici federali. Le ultime notizie dipingono un quadro in rapida evoluzione, con decisioni cruciali attese nelle prossime settimane.
Il toto-CT: Conte, Allegri e Mancini i nomi più caldi
La domanda che tiene banco nel dibattito calcistico nazionale è una sola: chi siederà sulla panchina azzurra? Dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso, che ha lasciato l’incarico con un bilancio di sei vittorie, un pareggio e una sconfitta ma con il peso insostenibile della mancata qualificazione mondiale, la Federazione è al lavoro per individuare un successore di alto profilo. Il CT ad interim Silvio Baldini guiderà gli azzurri nelle due amichevoli di giugno contro Grecia e Lussemburgo, utilizzando l’occasione per lanciare l’intero blocco dell’Under 21 e valutare giovani talenti come Reggiani, Tresoldi, Ahanor e Ndour, in vista della Nations League che riprenderà a settembre.
Per la guida tecnica permanente, i nomi più accreditati restano tre. Antonio Conte si è di fatto autocandidato pubblicamente, dichiarando che “se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione”. Il tecnico del Napoli, che ha già guidato la Nazionale dal 2014 al 2016, ha però un contratto con il club partenopeo fino al 2027 e la sua eventuale liberazione dipende dal via libera di Aurelio De Laurentiis. Il patron azzurro si è detto disponibile in linea di principio, a patto che venga eletto un nuovo presidente FIGC all’altezza. De Laurentiis ha risposto a Conte sulla questione CT con parole chiare: la buona volontà c’è, ma serve prima un interlocutore federale serio.
Massimiliano Allegri è l’altro grande nome in corsa. Il tecnico livornese, attualmente alla guida del Milan, si è detto concentrato sul finale di stagione rossonero, ma le frizioni emerse con il club nelle ultime settimane potrebbero aprire scenari inattesi sul suo futuro. Il terzo candidato di peso è Roberto Mancini, che dopo aver vinto il suo quindicesimo trofeo da allenatore — il titolo nazionale del Qatar con l’Al Sadd, il terzo consecutivo per il club — ha fatto sapere di non escludere un ritorno sulla panchina azzurra. L’ultimo CT capace di portare un trofeo all’Italia, l’Europeo del 2021, continua a essere percepito come una soluzione di prestigio, nonostante il burrascoso addio dell’estate 2023. Mancini ha vinto in Qatar e pensa alla Nazionale, e il suo nome circola con insistenza negli ambienti federali.
Il campione del mondo 1982 Fulvio Collovati ha sintetizzato il pensiero comune: “Ci vuole un big per la Nazionale. Deve avere la giusta leadership ed essere stimato e rispettato dai giocatori. Gente come Conte o Allegri, per intenderci”. Non mancano suggestioni più esotiche, come quella di José Mourinho, allenatore che con l’Italia ha sempre avuto un feeling speciale, o addirittura di tecnici stranieri del calibro di Guardiola e Klopp, anche se quella del CT non italiano rimane un vero e proprio tabù storico per il calcio azzurro.
La rifondazione federale e il caso Pio Esposito
Parallelamente alla questione tecnica, la FIGC è in piena transizione ai vertici. Gabriele Gravina si è dimesso dalla presidenza dopo l’eliminazione, seguito da Gianluigi Buffon come capo delegazione. Il nuovo presidente federale sarà eletto il 22 giugno dal Consiglio federale: i nomi più caldi sono quelli di Giovanni Malagò, sostenuto dalla Lega Serie A e apprezzato da De Laurentiis, e di Giancarlo Abete, che punta sulla continuità con il progetto Gravina. Chiunque verrà eletto dovrà anche scegliere un ex calciatore di prestigio da inserire nei ruoli chiave: i nomi di Maldini, Costacurta, Albertini, Del Piero e Bergomi circolano con insistenza.
Sul fronte dei giocatori, uno dei casi più discussi delle ultime settimane riguarda Francesco Pio Esposito. Il giovane attaccante dell’Inter, classe 2005, ha rotto il silenzio dopo le critiche ricevute per il rigore sbagliato nella notte di Zenica — il primo della serie, rivelatosi decisivo insieme a quello di Cristante per l’eliminazione azzurra. Esposito ha risposto duramente ai critici, respingendo ogni addebito con fermezza: “C’è esagerazione, sia nel bene sia nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B a cui nessuno ha regalato nulla”. Il giovane attaccante ha chiuso la stagione con 9 gol tra campionato e coppe, confermandosi una delle rivelazioni più interessanti del panorama italiano, nonostante la delusione azzurra.
Il momento della Nazionale riflette, secondo molti osservatori, un problema strutturale più profondo: la mancanza di spazio per i giovani talenti italiani nel sistema club, la carenza di giocatori capaci di dribblare e inventare, e una cultura calcistica ancora troppo difensiva e tattica. La strada verso il rilancio è lunga, ma le prossime settimane — con l’elezione del nuovo presidente FIGC e la scelta del CT — saranno decisive per capire se l’Italia saprà davvero voltare pagina.