Nazionale
Aggiornato Lun 13 Apr 2026 alle 22:25Il calcio italiano vive uno dei momenti più turbolenti della sua storia recente. Dopo la terza eliminazione consecutiva dai Mondiali, questa volta per mano della Bosnia ai rigori a Zenica, la Nazionale si trova a fare i conti con una crisi profonda che investe ogni livello: tecnico, dirigenziale e strutturale. Le ultime notizie dipingono un quadro in piena evoluzione, tra dimissioni eccellenti, caccia al nuovo commissario tecnico e persino l’ipotesi clamorosa di un ripescaggio.
Il caos dopo l’eliminazione: dimissioni e polemiche
Il terremoto è partito immediatamente dopo la notte di Zenica. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da presidente della FIGC, seguito a ruota da Gianluigi Buffon, che ricopriva il ruolo di capo delegazione, e infine da Gennaro Gattuso, il commissario tecnico che aveva accettato l’incarico in circostanze difficili dopo la brusca interruzione del rapporto tra la Federazione e Luciano Spalletti. Gattuso, nel suo messaggio d’addio, ha voluto ringraziare i tifosi e i giocatori, sottolineando come “la maglia Azzurra sia il bene più prezioso che esiste nel calcio”. Il suo bilancio — sei vittorie, un pareggio e una sconfitta — resta macchiato dall’obiettivo mancato.
Le polemiche non si sono fatte attendere. Il giornalista Maurizio Pistocchi ha attaccato duramente non solo Gattuso per le scelte tattiche nella partita decisiva, ma anche lo staff tecnico nel suo complesso, puntando il dito contro la gestione del match: “Non è possibile giocare una partita di qualificazione facendo il 4-4-1 con Kean da solo a fare la guerra giocando 9 contro 11”. Nel mirino è finito anche Leonardo Bonucci, parte dello staff azzurro, accusato dai tifosi sui social di non aver preso pubblicamente le proprie responsabilità dopo l’eliminazione, a differenza di Buffon che aveva già anticipato le proprie dimissioni.
Il successore di Gravina sarà nominato il prossimo 22 giugno dal Consiglio federale della FIGC. Nel frattempo, cresce il consenso attorno alla necessità di inserire ex calciatori di spessore nei ruoli chiave della nuova federazione: i nomi di Paolo Maldini, Alessandro Costacurta, Demetrio Albertini e Alessandro Del Piero circolano con insistenza, mentre Giovanni Malagò appare come il candidato più accreditato alla presidenza.
Il toto-CT: Conte in pole, Ancelotti dice no
Con la panchina della Nazionale libera, è immediatamente scattato il valzer dei nomi per il nuovo commissario tecnico. La notizia più rilevante delle ultime ore riguarda Carlo Ancelotti: il tecnico di Reggiolo, considerato uno dei profili ideali per guidare la rifondazione azzurra, ha raggiunto un accordo di massima per proseguire il proprio lavoro con il Brasile fino al 2030, con uno stipendio da circa 10 milioni di euro annui. La sua candidatura alla guida degli Azzurri è quindi da considerarsi definitivamente tramontata.
In cima alla lista dei candidati rimasti resta Antonio Conte, che dopo la vittoria del Napoli contro il Milan non ha nascosto il proprio interesse: “Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione, insieme ad altri”, ha dichiarato in conferenza stampa, aggiungendo di avere ancora un anno di contratto con il club partenopeo. Aurelio De Laurentiis ha risposto con pragmatismo, lasciando intendere che non si opporrebbe alla partenza del tecnico, a patto che venga scelto un nuovo presidente FIGC all’altezza. Resta in corsa anche Massimiliano Allegri, attuale allenatore del Milan, anche se il tecnico livornese ha preferito non sbilanciarsi sull’argomento. L’ipotesi di un allenatore straniero — con i nomi di Pep Guardiola e Jürgen Klopp circolati brevemente — appare invece poco praticabile, anche per ragioni contrattuali.
Il campione del mondo 1982 Fulvio Collovati, interpellato sulla situazione, ha espresso una posizione netta riguardo ai profili da considerare: “Ci vuole un big per la Nazionale. Deve avere la giusta leadership ed essere stimato e rispettato dai giocatori. Gente come Conte o Allegri, per intenderci”.
Il ripescaggio e il futuro immediato degli Azzurri
Sul fronte delle ultime novità, tiene banco l’ipotesi di un possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026. Secondo quanto filtra dagli ambienti vicini alla governance del calcio mondiale, la FIFA starebbe valutando — in seguito all’incertezza geopolitica legata alla posizione dell’Iran — l’organizzazione di un “super spareggio intercontinentale” che coinvolgerebbe quattro nazionali: l’Italia per l’Europa, gli Emirati Arabi Uniti per l’Asia, la Nigeria per l’Africa e la Bolivia per il Sudamerica. Il format ipotizzato prevede due semifinali e una finale in sede neutra, con in palio un unico posto al Mondiale. Si tratta ancora di uno scenario in evoluzione, e molto dipenderà dagli sviluppi internazionali nelle prossime settimane.
Collovati, commentando questa eventualità, si è detto contrario dal punto di vista sportivo: “Da sportivo mi rifiuterei di andare al Mondiale al posto di un’altra nazionale”, pur ammettendo che, qualora si concretizzasse, “entrerebbero in gioco altre componenti”. Con un pizzico di ironia ha poi aggiunto che, come la Danimarca agli Europei del 1992, non sarebbe impossibile arrivare a vincere il torneo.
Nel frattempo, a livello sportivo qualcosa si muove. Il ct ad interim Silvio Baldini ha già deciso di utilizzare le prossime due amichevoli di giugno — contro Grecia e Lussemburgo — per lanciare i giovani dell’Under 21, con possibili inserimenti anche dall’Under 20 e Under 19. Nomi come Reggiani, Tresoldi, Ahanor e Ndour potrebbero avere la loro chance, in quello che si preannuncia come un vero e proprio test generazionale in vista della Nations League, al via a settembre con l’Italia impegnata contro il Belgio il 26 settembre. Una Nazionale tutta da reinventare, ma che — almeno nelle intenzioni — sembra voler ripartire dai talenti del futuro.