Jürgen Klopp
Aggiornato Gio 01 Ott 2026 alle 23:08Le ultime notizie su Jürgen Klopp raccontano di un tecnico che, dopo mesi di voci e speculazioni, ha finalmente trovato la sua dimensione ideale: la panchina della nazionale tedesca. Un percorso tutt’altro che lineare, che ha attraversato indiscrezioni sul Real Madrid, suggestioni italiane e un ruolo dirigenziale alla Red Bull, prima di approdare alla guida della Mannschaft.
Da Red Bull alla Germania: il percorso di Klopp verso la nazionale
Per mesi il nome di Klopp era stato accostato a praticamente ogni grande panchina vacante d’Europa. Il Real Madrid, in particolare, sembrava ossessionato dall’idea di portarlo a Madrid, soprattutto dopo l’esonero di Xabi Alonso a gennaio 2026. Florentino Perez lo considerava il profilo ideale per gestire uno spogliatoio ricco di stelle, ma Klopp aveva sempre risposto con fermezza: ‘Questo cambiamento al Real non mi riguarda’. Anche la Roma, in primavera, aveva provato a corteggiarlo, salvo ricevere una smentita categorica dall’agente Marc Kosicke.
La chiave per capire le sue scelte stava in una dichiarazione rilasciata già nell’estate 2024, quando aveva lasciato il Liverpool: non voleva più il ritmo frenetico di una panchina di club, con conferenze stampa ogni tre giorni e partite ogni settimana. Il ruolo di Head of Global Soccer alla Red Bull sembrava cucito su misura per lui. Eppure, come aveva intuito Markus Babbel in un’intervista ad aprile 2025, la strada verso la nazionale tedesca era quella più plausibile: ‘L’unico modo in cui lo vedo tornare ad allenare è con una nazionale. Forse con la Germania’.
La profezia si è avverata. Dopo il flop della Germania ai Mondiali 2026, con l’eliminazione ai sedicesimi contro il Paraguay e le conseguenti dimissioni di Julian Nagelsmann, la DFB ha ufficializzato l’arrivo di Klopp. Al suo fianco, come vice-allenatori, Peter Krawietz e Pepijn Lijnders — suoi fedelissimi dai tempi di Liverpool — e Sven Bender, ex calciatore di Borussia Dortmund e Bayer Leverkusen.
La conferenza stampa e la rivoluzione delle convocazioni
Klopp si è presentato alla stampa con il piglio diretto che lo ha sempre contraddistinto. Nella conferenza di presentazione ha subito messo in chiaro le regole del gioco, rivolgendosi senza mezzi termini ai tifosi e ai media: ‘Non sto facendo questo lavoro per me stesso. Lo sto facendo per voi. Sto accettando questo incarico nonostante abbia visto come avete trattato Julian Nagelsmann’. E ancora: ‘Se vi scaglierete contro la mia famiglia, me ne vado. Il giorno in cui non mi vorrete più, me ne vado, senza alcun indennizzo di buonuscita’. Parole che hanno fatto il giro del mondo e che fotografano perfettamente la personalità dell’allenatore di Glauchau.
Sul piano tecnico, Klopp ha subito sorpreso tutti con una scelta senza precedenti: due liste di convocati distinte, per un totale di 44 giocatori, suddivisi in base alle quattro partite di Nations League in programma tra fine settembre e inizio ottobre. La prima rosa è stata impiegata per le sfide contro l’Olanda e la Grecia all’andata, mentre la seconda è stata pensata per le gare contro la Serbia e il ritorno con i greci. Una strategia che punta ad allargare la base, testare profili diversi e costruire un gruppo flessibile fin dal primo momento.
Tra i nomi presenti spiccano quelli di Jamal Musiala e Joshua Kimmich nel primo gruppo, e di Florian Wirtz e Aleksandar Pavlovic nel secondo. Da segnalare anche la presenza di Nick Woltemade, attaccante della Juventus, nella seconda lista. Curiosamente assente, invece, Nicolò Tresoldi, l’attaccante del Club Brugge che aveva dichiarato pubblicamente di voler rappresentare la Germania piuttosto che l’Italia: il suo nome non compare in nessuna delle due rose, una scelta che ha sorpreso molti osservatori.
La visione di Klopp: un progetto a lungo termine
Quello che emerge con chiarezza dalle prime mosse del nuovo commissario tecnico è la volontà di costruire qualcosa di solido e duraturo. Klopp ha dichiarato che quella con la Germania sarà la sua ultima esperienza da allenatore: ‘Jürgen Klopp non ha una carriera dopo la nazionale. Idealmente, questo è il culmine della mia carriera’. Una dichiarazione che suona come una promessa di totale dedizione al progetto.
La Germania, del resto, ha bisogno di una scossa profonda. Dopo decenni di dominio assoluto nel calcio mondiale — quattro Mondiali vinti, quattro secondi posti, quattro terzi posti — la Mannschaft non approda agli ottavi di finale della rassegna iridata dal 2014. Dodici anni di digiuno che pesano come macigni sulla federazione e sui tifosi. Klopp, con la sua energia, la sua capacità di costruire gruppi coesi e il suo calcio propositivo, rappresenta la scommessa più ambiziosa che la DFB potesse fare. Le premesse, almeno sul piano della comunicazione e dell’approccio, sono già quelle di un allenatore che vuole lasciare il segno.