Marc Marquez tra nuovi dolori, l’addio alle corse e… Valentino Rossi

Articolo di Andrea Gussoni

In molti si chiedono anche se non sia anche arrivato il momento di dire basta, dopo il ritorno al titolo mondiale

Marc Marquez è tornato a parlare in un’intervista a La Sexta delle sue condizioni, migliorate dopo gli anni più difficili ma mai perfette: “Sono sempre stato una persona che convive con il dolore. Ma se dormo sul lato destro, so che mi farà male. Inoltre se svolgo attività come giocare a padel o lanciare sassi nel fiume per tre giorni, sono consapevole che sentirò dolore. Ho una tolleranza alta. Questo aspetto è stato utile in diverse occasioni, ma in altre circostanze mi ha sicuramente danneggiato. A volte pensavo che un acciacco non fosse poi così grave”.

“Ogni infortunio prevede tre fasi. Nella prima ci si sente devastati, nessuno può dare una consolazione: quest’anno, pur avendo vinto il titolo, ho passato tre settimane a casa isolato. Il dolore fa arrabbiare, sfogandosi con i propri cari. Poi, c’è la seconda fase: tutti cercano di frenarmi. L’ultimo momento riguarda la pazienza: vorrei salire in moto, anche se non potrei. Le cadute insegnano quali sono i limiti e fanno rispettare il rischio. È un tabù, ma una volta a casa ci si rende conto del danno subito”.

Inevitabile una domanda su Valentino Rossi:  la loro rivalità ha diviso il mondo delle due ruote senza che ad oggi si sia ancora arrivati a una vera e propria pace. “Vivere con il risentimento è molto difficile. Non voglio che i miei tifosi serbino rancore. Preferisco che risparmino le energie per applaudirmi. In occasione del mio infortunio, è stato un altro pilota a ostacolarmi. Ha commesso un errore, ma nessuno lo fa intenzionalmente: siamo sempre al limite, ma, a volte, la gente non lo capisce”.

In molti si chiedono anche se non sia anche arrivato il momento di dire basta, dopo il ritorno al titolo mondiale: “La cosa più difficile per un atleta è capire quando e come fermarsi. So che mi ritirerò per colpa del mio corpo”, ha ammesso Marquez, che nel 2026 potrebbe centrare il suo decimo trionfo iridato.

Chiosa sulla pericolosità del suo sport: “Non mi piacerebbe vedere ipoteticamente mio figlio praticare questo sport. Sono molto protettivo, il mio cognome non lo aiuterebbe. La gente direbbe che è arrivato fin lì grazie alla famiglia. Meglio un pallone da calcio, una racchetta o qualsiasi altra cosa”.

Giornalista dal 2008 e grande appassionato di tutti gli sport da sempre, segue con particolare interesse basket e volley che ha anche praticato a livello dilettantistico fino ai tempi dell’università. Ama viaggiare, sia per lavoro che con la mia famiglia, e non sa resistere alle tentazioni in cucina.

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