Appesi gli scarpini al chiodo, aveva intrapreso una nuova avventura come dirigente, lavorando prima alla Triestina e successivamente al Piacenza.
Il calcio italiano piange Gianpietro Marchetti, morto a 78 anni dopo una malattia. Nato a Rudiano, in provincia di Brescia, il 22 ottobre 1948, Marchetti aveva iniziato la carriera nell’Atalanta, prima di passare al Lecco e approdare alla Juventus nel 1969. Con i bianconeri aveva conquistato due scudetti consecutivi, nel 1972 e nel 1973, collezionando 102 presenze e sei reti in campionato. Aveva inoltre raggiunto la finale di Coppa dei Campioni del 1973 contro l’Ajax e indossato cinque volte la maglia della Nazionale italiana.
Nel 1974 era stato inserito dalla Juventus nell’operazione di mercato che portò Gaetano Scirea a Torino. Marchetti tornò così all’Atalanta, contribuendo alla promozione in Serie A del 1977, prima di concludere la carriera da calciatore al Catanzaro.
Appesi gli scarpini al chiodo, aveva intrapreso una nuova avventura come dirigente, lavorando prima alla Triestina e successivamente al Piacenza. Proprio in Emilia aveva lasciato un segno indelebile: direttore sportivo dal 1988 al 2001, fu uno degli artefici del Piacenza dei miracoli, capace di conquistare nel 1993, con Gigi Cagni in panchina, la prima storica promozione nella massima serie.
Nei suoi tredici anni in biancorosso, il Piacenza ottenne complessivamente quattro promozioni, tre delle quali in Serie A. Marchetti lascia così un’eredità importante nel calcio italiano, tra i successi conquistati sul campo con la Juventus e quelli costruiti dietro la scrivania con il club emiliano.