Cristiano Ronaldo lascia il Portogallo, tifosi spaccati: “Jorge Jesus ha rovinato tutto”, ma c’è chi attacca CR7

Articolo di Flavio Brambilla

L'annuncio di CR7 segna la fine di un'epoca e scatena una discussione accesissima sul futuro della selezione lusitana.

L’addio di Cristiano Ronaldo alla nazionale del Portogallo segna la fine di un’epoca e scatena una discussione accesissima sul futuro della selezione lusitana. Il cinque volte Pallone d’Oro rappresenta da oltre vent’anni il simbolo del calcio portoghese, ma la sua uscita di scena divide profondamente i sostenitori. Da una parte c’è chi considera la separazione una perdita enorme e punta il dito contro Jorge Jesus, dall’altra chi ritiene che il Portogallo abbia finalmente l’occasione di voltare pagina e dare spazio alle nuove generazioni. Le posizioni sono contrastanti e i toni sui social diventano particolarmente duri.

Tra i sostenitori di CR7 prevalgono rabbia e delusione. L’idea di non vedere più il campione con la maglia della nazionale provoca reazioni forti, soprattutto tra chi considera ingiusto il trattamento riservato al giocatore. “Jorge Jesus ha rovinato tutto. Cristiano ha dato la vita per questa maglia e questo è il ringraziamento che riceve”, protesta João Ferreira. Ancora più duro Miguel Carvalho: “Abbiamo vinto un Europeo anche grazie a lui e adesso lo trattiamo come un peso. È una vergogna per tutto il Portogallo”. Non mancano gli attacchi diretti al commissario tecnico, accusato di non riconoscere il valore del fuoriclasse. “Jesus passa, Ronaldo resta per sempre nella storia. Tra dieci anni nessuno ricorda questo allenatore, ma tutti ricordano Cristiano”, sostiene Pedro Almeida. Ricardo Monteiro rincara la dose: “Se il problema è Ronaldo, allora siamo messi davvero male. Voglio vedere Jorge Jesus vincere qualcosa senza di lui”. Anche Catarina Nogueira rivendica il diritto del campione di decidere autonomamente il proprio futuro: “Nessuno deve permettersi di decidere per Cristiano. Dopo tutto quello che ha fatto, merita soltanto rispetto”.

Ma il dibattito è tutt’altro che a senso unico. Una parte della tifoseria accoglie favorevolmente la prospettiva di una nazionale meno dipendente dal suo giocatore più rappresentativo. “Finalmente possiamo pensare al futuro. Ronaldo è un fenomeno, ma il Portogallo non è una sua proprietà”, osserva Tiago Fernandes. André Moreira è ancora più esplicito: “Bisogna avere il coraggio di dirlo: Cristiano non può pretendere di giocare per sempre. La nazionale viene prima del suo ego”. Qualcuno si spinge oltre e mette in discussione il peso assunto da CR7 all’interno della squadra. “Ogni volta che Ronaldo non gioca sembra scoppiare una crisi nazionale. È una situazione insopportabile”, commenta Bruno Rodrigues. Sulla stessa linea Luís Correia: “Abbiamo ragazzi fortissimi che meritano spazio. Non possiamo sacrificarli per continuare a celebrare un giocatore di quarant’anni”. E c’è anche chi prende apertamente le difese di Jorge Jesus, come Inês Sousa: “Un allenatore deve scegliere chi ritiene più utile alla squadra. Se Ronaldo non accetta le decisioni tecniche, il problema non è Jesus”.

Il confronto tra le diverse posizioni diventa sempre più acceso. I sostenitori di Ronaldo accusano i critici di avere poca memoria, mentre gli altri chiedono di separare la riconoscenza per il passato dalle esigenze del presente. “Fa ridere vedere persone che festeggiano per vent’anni grazie ai suoi gol e oggi lo insultano. Siete tifosi senza memoria”, attacca Nuno Teixeira. Diogo Martins replica: “Essere riconoscenti non significa essere prigionieri del passato. Ronaldo è immenso, ma nessuno è indispensabile”. Tra le reazioni emerge anche l’amarezza per il modo in cui si conclude l’avventura del campione. “Cristiano merita una grande festa, uno stadio pieno e tutto il Portogallo in piedi. Non questo clima di polemiche”, sottolinea Rui Azevedo. Altri tornano ad attaccare il commissario tecnico. “Jorge Jesus vuole dimostrare di comandare lui. Vediamo cosa succede quando arrivano le prime sconfitte”, avverte Gonçalo Ribeiro. Ma Fábio Oliveira respinge le accuse rivolte all’allenatore: “Se Jesus continua a convocarlo soltanto per il suo nome, tutti dicono che non ha personalità. Qualunque cosa faccia viene criticato”.

Non mancano interventi ancora più pungenti nei confronti di Ronaldo. “Cristiano deve capire che il calcio non finisce quando decide lui. Il Portogallo esiste prima di Ronaldo ed esiste anche dopo”, sostiene Carlos Mendes. Immediata la risposta di António Cardoso: “Certo che il Portogallo continua a esistere, ma senza Cristiano perdiamo il giocatore più importante della nostra storia. Chi festeggia oggi non capisce niente”. La discussione tocca anche il rapporto tra il fuoriclasse e il suo Paese. “La cosa più triste è vedere i portoghesi litigare per un uomo che porta il nostro Paese sul tetto d’Europa”, osserva Sérgio Lopes. Di diverso avviso Vasco Pereira: “Ronaldo può lasciare da vincitore, invece aspetta troppo. Le leggende devono sapere quando fermarsi”.

Infine, c’è chi cerca di riportare il confronto su toni meno esasperati. “Si può amare Ronaldo e allo stesso tempo pensare che sia arrivato il momento di cambiare. Non dobbiamo scegliere tra il rispetto per Cristiano e il futuro del Portogallo”, afferma Mariana Costa. Una posizione che riassume le due anime della tifoseria lusitana, divisa tra la riconoscenza verso il suo campione più rappresentativo e la necessità di aprire un nuovo ciclo. L’addio di Cristiano Ronaldo lascia inevitabilmente un vuoto enorme, mentre Jorge Jesus finisce al centro di un dibattito che coinvolge non soltanto le scelte tecniche, ma anche il modo in cui il Portogallo saluta una delle più grandi leggende della sua storia.

 

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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