In svantaggio di tre gol al 52', il Milan si sveglia solo nel finale ma non basta: vittoria Atalanta, rossoneri a pari punti con la Roma.
Un Milan incomprensibile e a lungo irritante perde a San Siro contro l’Atalanta, complicando non poco la sua rincorsa alla Champions League. I rossoneri, che restano a quella quota 67 punti raggiunta in occasione del già deludente pareggio con la Juventus di fine aprile, restano a -1 dai bianconeri e si vedono raggiungere dalla Roma. Il Como, sesto, è però a sua volta a -2. Ma a far riflettere è anche un dato: il 2-3 finale rispecchia in maniera molto poco fedele l’andamento della partita, in cui gli orobici si portano immediatamente in vantaggio e prima dell’ora di gioco sono sopra di addirittura tre gol. Le due marcature rossonere, le prime dal 19 aprile contro il Verona, arrivano entrambe nel finale.
Con il Milan contestato ancor prima che la partita iniziasse, l’Atalanta si porta in vantaggio al 7′ minuto grazie a Ederson, che sfrutta un prolungato immobilismo della retroguardia rossonera. Già Krstovic e Zalewski potrebbero raddoppiare, ma lo fa Zappacosta al 29′ con un’azione rocambolesca avviata dal mai rimpianto ex De Ketelaere e proseguita dall’assist di Krstovic per il laterale nerazzurro. Blanda la reazione dei padroni di casa, con il contestatissimo Leao che addirittura consegna a Carnesecchi un ottimo pallone per riaprire la partita.
Nella ripresa Palladino perde prima Scalvini e poi il suo sostituto Kossounou per infortunio, ma gli equilibri non cambiano. Al 52′ arriva infatti addirittura il tris per l’Atalanta, quando De Roon conquista un pallone d’oro da servire a Ederson che a sua volta trova Raspadori pronto alla deviazione vincente. Massimiliano Allegri vara subito un triplo cambio, che provoca un uragano di fischi a uno dei giocatori sostituiti: Leao. Eppure il Milan cresce, colpendo anche una traversa con Nkunku. Dopo il gol di Fullkrug annullato per fuorigioco, è quindi Pavlovic ad accorciare le distanze all’88’ arrivando puntuale sulla punizione di Ricci. Quindi Nkunku si procura e trasforma un rigore al 94′, dopo un contatto in area con De Roon. E quando il cronometro si avvicina al minuto 100 c’è anche la possibilità del pareggio con Gabbia e Fullkrug, ma è troppo tardi.
La contestazione a San Siro non si era limitata al campo. Già prima del fischio d’inizio la Curva Sud aveva esposto un messaggio inequivocabile: i tifosi avevano formato con i loro corpi la scritta “GF OUT”, rivolta all’amministratore delegato Giorgio Furlani, mentre uno striscione recitava “Rifate tutto da zero, ridateci il Milan”. Un clima di rottura profonda tra la piazza e la società, esploso definitivamente nel corso della serata con i cori irripetibili seguiti al raddoppio di Zappacosta e la demolizione di fischi riservata a Leao al momento della sua sostituzione. Per il portoghese non si tratta di una novità: già contro l’Udinese e la Juventus aveva incassato sonore contestazioni al momento del cambio, in un rapporto con la tifoseria sempre più logorato, che lo aveva spinto in un momento difficile persino a disattivare temporaneamente il suo profilo Instagram ufficiale.
La sconfitta pesa tantissimo in ottica classifica, con la Roma che approfitta del passo falso rossonero per agganciare il Milan al quarto posto. I giallorossi avevano espugnato il Tardini contro il Parma in maniera rocambolesca, con un rigore trasformato da Malen oltre il decimo minuto di recupero dopo che i ducali sembravano aver fatto il colpaccio con il gol di Keita all’87’. Un finale di gara contestatissimo, con il tecnico del Parma Carlos Cuesta che nel dopopartita non ha usato mezzi termini: “Hanno mancato di rispetto nei nostri confronti”, ha dichiarato a DAZN. Il Como, nel frattempo, aveva già fatto il suo dovere nella gara delle 12.30, espugnando Verona per 1-0 con un gol di Douvikas e conquistando aritmeticamente la qualificazione europea per la prima volta nella propria storia. Fabregas e i suoi salgono così a 65 punti, a -2 dal Milan: la volata finale si preannuncia infuocata.
Con due giornate ancora da disputare, il calendario del Milan prevede la trasferta di Marassi contro il Genoa e poi il ritorno a San Siro contro il Cagliari. Appuntamenti sulla carta abbordabili, ma che assumono un peso specifico enorme considerando il momento della squadra: nelle ultime sette partite di campionato i rossoneri hanno vinto appena due volte. A complicare ulteriormente il quadro, la squalifica di Leao — ammonito da diffidato al 34′ per un fallo su Scalvini — che salterà proprio la sfida di Genova.
Sullo sfondo, inevitabilmente, si addensano le nubi sul futuro della panchina. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la dirigenza rossonera avrebbe già individuato in Vincenzo Italiano il possibile successore di Allegri, con un progetto che prevedrebbe anche un cambio tattico radicale: addio al 3-5-2 e ritorno al 4-2-3-1. Il contratto di Allegri prevede un rinnovo automatico fino al 2028 in caso di qualificazione in Champions League, ma le sirene della Nazionale — rimasta senza guida dopo le dimissioni di Gattuso in seguito alla drammatica eliminazione playoff contro la Bosnia, che ha escluso l’Italia dai Mondiali 2026 per la terza volta consecutiva — rendono il quadro ancora più intricato. Una qualificazione europea che, dopo la serata di San Siro, non è più affatto scontata.